Ogni maledetto giorno




Ho guardato un documentario sul cioccolato. Lo ha fatto la BBC. In sostanza per la maggior parte del cioccolato che mangiamo, la provenienza è molto incerta. Non dal punto di vista degli ingredienti, ma dello sfruttamento minorile. Molte compagnie comprano le fave di cacao dal Ghana e dalla Costa D'avorio, ma non seguono la filiera, alla fine della filiera, ci sono bambini che vengono venduti ai trafficanti che li sfruttano nelle fattorie. Già da ieri sera, prendevo in mano una tavoletta di cioccolato con scrupoli mai avuti prima. Lo so è la coscienza dell'uomo medio, me lo dico da solo, quella che si sveglia per poco e solo se sollecitata. Fa male apprendere il marcio. Vorremmo quasi ignorarlo, perchè ormai diamo per scontato che c’è. Ci siamo abituati alla corruzione, all’assenteismo, allo sfruttamento dei paesi poveri. Ci siamo abituati ad assolvere l’immoralità, perchè tanto non è reato. Non è reato esprimere opinioni offensive nei confronti della brava gente. Non è reato offendere la dignità di chi tanto non è su questa terra da un pezzo. Qui non è nemmeno da valutare se prima era peggio o meglio. Questi sono discorsi da cortile che hanno poca speranza di una soluzione, nemmeno di una fatamorgana di soluzione. Non c’è nemmeno una soluzione. C’è un consolidamento di una nuova specie animale di fattezze umane. Più forte, più spietata, più incline a capire meccanismi che lasciano senza difese. Sarà congiuntura astrale o normale evoluzione della specie. So solo che chi non vuole far parte di tutto questo ha solo due strade. Resistere, in senso quasi da guerriglieri, da milizie che tengono botta a una dittatura trasversale e senza faccia. Oppure fare come dice questo signore qui sotto in un celebre film, Ogni maledetta domenica, quando incitando la sua squadra da allenatore di Football, dice quanto segue: Siamo all'inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È tutto qui, forse, scalare le pareti dell’inferno, un centimetro alla volta.

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