Se lo dice Stephen...




Uno dei più riusciti manuali per insegnare a scrivere, è stato scritto da Stephen King. Non amo molto i suoi libri horror, ma il suo libro di scrittura l’ho divorato e lo considero vangelo.
Ma non è tanto questo quello di cui volevo parlarvi, ma quello che c’è scritto ad un certo punto. Che poi è un parametro spesso adottato da chi ha la fortuna di vivere in un mondo occidentale non troppo esposto a pericoli vari di bombe sotto il sedere e mine antiuomo, o fame, o guerra.
King ha avuto una infanzia senza padre, la madre lavorava tutto il giorno e lui finì in mano ad una baby sitter. Era un donnone, per nulla rassicurante, King non ricorda nemmeno bene il nome, ma giura che sicuramente è il nome che si darebbe a un tornado. Il donnone aveva una abitudine che King non ha più dimenticato, forse questo ha contribuito a creare la sua vena horror. Ogni tanto lo acchiappava e lo metteva sotto le sue chiappe, con la sua faccia rivolta all’enorme culo.
Ed emetteva dei sonori, tremendi, rumorosissimi peti.
King racconta che aveva l’impressione che gli esplodesse una bomba chimica in faccia.
Questo se lo ricorderà per sempre.
E lui ricorda questo episodio con nitidezza, ma non tanto per la sua truculenza. Lo ricorda in determinati momenti della vita, i momenti difficili.
Io vi e mi invito a fare altrettanto, ricordate con nitidezza gli episodi più tremendi della vostra vita. Sicuramente tanti di voi avranno anche qualcosa di più complicato di una scoreggia in faccia.
Io per esempio ho due-tre episodi, anche quattro, che dovrei tatuarmi a fuoco. E vi assicuro senza descriverli che sono stati davvero difficili, tanto per dire un eufemismo molto edulcorato. Qualcosa che molti speravano dimenticassi, qualcosa che non dimenticherò mai, qualcosa che mi ha fatto perdere in un colpo solo parecchi anni di vita, ne ho per tutti i gusti.
Dovremmo farlo, citare alla nostra mente il momento più atroce, difficile, serio, che abbiamo passato. Farlo ogni volta che ci si presenta un altro momento difficile.
E fare come King con le scoregge della baby sitter. Lui dice che le rievoca ogni volta che i critici gli stroncano qualche libro, o lo demoliscono aspramente. Dice a se stesso che non sarà mai più atroce delle scoregge del donnone che lo accudiva, mai.
Ecco, proviamoci, pensiamo al nostro momento più complicato e ripetiamoci che se siamo usciti da quello, davvero nulla ci può scalfire. Poi andiamo avanti, ricordando quel momento atroce con lo stesso suono del gesso sulla lavagna, fa male sentirlo, ma è l’inizio di qualcosa che si scrive. Da non affidare più a nessuno, se non a noi stessi.

Powered by Blogger.