27 motivi per essere amici




Lui è Fabio Quagliarella. Attaccante della Sampdoria ed ex del Torino. Uno di quei giocatori a cui nessuno regala niente. Fabio ha avuto una bella carriera, ma non è questo il punto. Il punto è nel numero che porta. Numero 27. Voi forse non lo sapete, ma ogni numero ha una storia, chi lo sceglie come data di nascita del figlio, chi ha il suo numero fortunato. Da quando in serie A ogni giocatore ha il suo numero, è così. Fabio ha sempre voluto quello. In quel numero c'è un ricordo, una storia, un pensiero che non va via. Quel pensiero si chiama Niccolò Galli. Era un giocatore, Niccolò. Anche bravo. Ha giocato da giovanissimo nell'Arsenal, a Londra, solo che in un momento per lui negativo, preferì tornare in Italia anche per finire il liceo. Nel 2000 lo prende il Bologna. Alla prima di campionato Niccolò Galli esordisce e anche bene. Quattro mesi dopo, a soli 17 anni, mentre sta rientrando con il motorino a casa, prende male una curva e finisce su un palo che non doveva essere così sporgente e così trasversale. Se non ci fosse stato, il ragazzo avrebbe avuto solo qualche escoriazione. Invece no. Una vita tranciata. Da un palo. Niccolò Galli era il figlio di Giovanni Galli, un portiere che ha vinto tutto, che ha perso un figlio e che ha sempre avuto una dolorosa espressione del viso da quel momento. Ma è qui che le vite di Fabio e Niccolò si incrociano. Quagliarella infatti, era suo compagno nelle varie selezioni azzurre ed erano molto amici. Quel giorno, l'unico di serie A per lui, Galli aveva la 27. Da quel giorno, Fabio, la vorrà, per giocare per due, per lui, per Niccolò, suo amico che gli guarda le spalle, proprio il caso di dirlo.

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