Fermata obbligatoria



Sono tanti quelli che a Palermo hanno dato la vita contro la mafia figuriamoci se in mezzo alle tante manifestazioni e commemorazioni che si fanno qualcuno sente la nostra voce. Anche noi siamo contenti che si ricordi un giudice che non meritava di finire così. noi il nostro giorno l’abbiamo vissuto d’inverno. Forse è la stagione che influenza i ricordi. “Ninetta mia crepare di maggio, ci vuole tanto troppo coraggio, Ninetta bella dritto all’inferno avrei preferito andarci d’inverno”, cantava il poeta.

Ci vuole coraggio, il coraggio è un pensiero, impegna la mente, noi ancora non eravamo così pensierosi. Ma le sirene dei giudici, del giudice crepato di maggio, le abbiamo sentite anche noi. Ogni giorno passavano da quella corsia preferenziale, davanti alla fermata del bus. Quando ancora a Palermo c’era la distinzione tra “fermata a richiesta” e “fermata obbligatoria” quella che l’autista doveva fare comunque anche senza gente che aspettava l’autobus. Gli adulti dicono che siamo spensierati, non capiscono che i pensieri sono a misura dell’età. Di me che sono una ragazza verrà pubblicato un libriccino, rosso col disegno di un albero. Erano le pagine del mio diario.

Ha voluto pubblicarle mia madre, per far capire come ero. A volte la profondità dei tuoi pensieri si intuisce quando non ci sei più. La spiegazione è facile i pensieri dolorosi sono lame, più sono forti e più fanno male. Non sono come l’amore o la bellezza delle piccole cose della vita, quelli ti si posano sulla pelle come una piuma o una carezza. Io non mi ricordo quel giorno. Noi non ricordiamo.

Eravamo spettatori passivi. Mentre vi guardavamo affannarvi abbiamo capito che una macchina della scorta di un magistrato, temendo un attentato nel periodo del maxi processo ha scartato un’altra auto che gli ha sbarrato la strada, venendoci addosso alla fermata. Di preciso era il 25 novembre 1985, eravamo alla fermata, fosse stata estate forse ci saremmo salvati, magari saremmo andati da Giannettino, il chiosco accanto alla fermata di piazza Croci, per una granita. Forse. Dei forse son piene le strade. Noi abbiamo sospeso li ogni sentenza della vita. Successi delusioni, amori,amici.

Di preciso era il 25 novembre 1985, eravamo alla fermata, fosse stata estate forse ci saremmo salvati, magari saremmo andati da Giannettino, il chiosco accanto alla fermata di piazza Croci, per una granita. Forse. Dei forse son piene le strade. Noi abbiamo sospeso lì ogni sentenza della vita. Successi delusioni, amori,amici. La sentenza del maxiprocesso magari sarà migliore, lo speriamo per quel giudice che poveretto è morto di maggio. E come dice la famosa canzone a crepare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio. Per noi che dovevamo ancora decifrare i sentimenti e il tempo non ci è stato concesso, almeno date uno sguardo a dove eravamo, magari prima di salutare il giudice in autostrada e l'altro in via D'Amelio, loro saranno contenti e un po’ anche noi. Dimenticavamo, siamo giovani per sempre, ma non maleducati. Ci presentiamo, Biagio Siciliano e Maria Giuditta Milella. -

Powered by Blogger.