La lettera del tempo che speravo




Avrei voluto offrirti un amore di prima mano. Uno di quelli che sanno di profumi di bucato. Di letti da rifare in stanze fresche, con il caldo lasciato fuori dalla finestra. Offrirti il mare giovanile da raggiungere con gli autobus e il motorino. O quello che si affanna sperando che il posto libero vicino a te non l'abbia preso nessuno. Trovare i soldi per la pizza solo dopo essermeli sudati. E non per questo maledetto periodo in cui i conti in tasca si fanno lo stesso. E si progetta la casa dei sogni, mentre ti vedo sempre più bella, mentre la tua bellezza la dividi con un bimbo tutto nostro, che aspetti e che stranamente moltiplica la formula che ti rende incantevole, piuttosto che dividerla. Unirci negli inverni, non perderci nelle fatemorgane dell'estate. Poi correre per vedere se ti sei fatta male, lasciare un rimprovero a metà per la tua imprudenza di voler fare sempre cose da maschio. Arrivare prima che il sapersi prendere cura di te diventasse impossibile cancrena. Da cercare gli anfratti dove posso farti capire che si può dividere per due anche quello che non credi. Avrei voluto che tutto questo fosse un rischio buttato con energie. Non come quando c'è una partita che si è compromesso tutto, e l'allenatore guarda l'ultima riserva che non ha mai guardato, dicendo "ma sì, tanto peggio di così non può andare, entra...", e quello, proprio quello, cambia le cose, quando ormai era "basta, no, non voglio, non posso più". Pensa se fosse stato così. Io che non smetto di farmi domande, ci avrei messo più anni, molti di più, insieme a tante fotografie, per chiedermi come fai ad essere sempre così bella, anche quando non ti guarda nessuno.

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