La porta





Deve esserci una porta. Una porta dalla quale finalmente si esce in silenzio. Terapeutica contro ogni ipertrofia. Deve esserci un luogo in cui c'è un confine netto all'ostentazione, alle finte prefiche.
Se ci fosse non ci sarebbero specchi dove rimirarsi e compiacersi. Se ci fosse. In quel posto nessuno usa la parola "io", prima di qualsiasi opinione. Nessuno usa rispondere a domande che nessuno ha fatto con opinioni che nessuno ha chiesto.
I sorrisi non sembrerebbero paresi e un dito, è la prima arma da puntare, i pacifisti non dichiarerebbero guerra a chi non la pensa come loro.
Deve esserci una porta oltre la quale non si cerca di spiegare il dolore altrui ma lo si accetta. Deve esserci. Qualcuno ci credeva,
Una volta conobbi un artista curdo, tra i miei pellegrinaggi da gatto soriano in un mondo di tigri di carta.
Si chiama Fuad Aziz. Disegna, scrive, scolpisce. Mi regalò due libri di favole per Bambini, uno di questi si chiama "nero è bello. Un titolo, una illusione dolcissima. Parla di un corvo. Adotterei la sua semplicità nelle scuole. Fuad è nato in una cittadina ora martoriata in Iraq. Dice che suo nonno è morto a centosette anni per un incidente e che a casa sua i libri si sfogliavano con rispetto, cercando di non rovinare le pagine.
Li sfogliavano con un coltello che si usava per tagliare il cibo, lo stesso delle zucchine. La sacralità del cibo e della cultura conquistati a fatica. Fuad è radici e etnia, ma è anche mondo, mercato, bazar, fusione. Come lo stile tra i più belli del mondo. Arabo e Normanno insieme. Fuad. Che mi regalò due libri e un detto tanto usato nella sua terra. Quel detto mi fa sperare che ci sia quella porta.
Un giorno che stavamo pranzando insieme a tanti altri, mi disse: "ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte.
Sull'arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: " È vera?" Sulla seconda campeggiare la domanda: "È necessaria?"
Sulla terza essere scolpita l'ultima richiesta: "È gentile?".
Fuad, il curdo che mi insegnò come si spiega la pace semplice, perchè chi ha visto la guerra non ha parole da sprecare. E che mi fece questo ritratto, che tengo sempre caro. Per me vale mille selfie. E un abbraccio duraturo di commistione.

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