Anzlein



Sono storie antiche, ma dovrebbero insegnare qualcosa anche adesso. Quello che vedete in foto si chiama "Anzlein", in dialetto bolognese. Ovvero Angiolino Schiavio. Un centravanti nato da famiglia lombarda, ma bolognese fino al midollo come squadra. Siamo nei primi anni '30. Epoche di fasti anche della nazionale. Anzlein non solo dà una caterva di scudetti al Bologna, ma regala anche il primo titolo mondiale all'Italia, nel 1934, segnando il gol ai supplementari del 2-1 alla Cecoslovacchia. Storie antiche, di uomini forse forgiati in maniera diversa. Qualche anno dopo Valentino Mazzola, rifiuterà il passaggio al Milan, non solo per attaccamento alla maglia granata, ma anche perchè. come disse lui: "è immorale che mi abbiano offerto il triplo di quanto prende un operaio in fabbrica, mio padre era operaio". Schiavio fece la stessa cosa o quasi, anzi meglio. Lui giocava gratis. Non voleva assolutamente che il Bologna o la nazionale lo pagassero, o rimborsassero. Diceva "io gioco per divertirmi, dovrei essere essere io a pagare". Ecco. Un uomo di sani valori e anche molto rigido nella gestione dei rapporti. Il suo compagno di nazionale Luisito Monti gli spezzò una gamba in campionato. Appena si rividero in nazionale, lui non lo guardò, andò direttamente dall'allenatore Vittorio Pozzo, e disse "non permetta a Monti di rivolgermi la parola". Rispetto delle gerarchie e senso di squadra, ma non perdono a chi aveva rischiato di rovinargli la carriera. Poco prima della morte, a 85 anni, fu premiato da un giornalista tifosissimo del Bologna, Gianfranco Civolani. Il giornalista onoratissimo disse a Schiavio: "mi dispiace che per la mia età non l'abbia potuta veder giocare", Schiavio disse: "Giovanotto, mi creda, lei non ha perso proprio nulla", Il giornalista replicò: "nulla? Ho perso duecentosessanta gol", E Schiavio "giovanotto, peggio per lei...". Grande Anzlein, tutto d'un pezzo.

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