Improvvisazione





Mi sono trovato ad avere a che fare con persone che hanno una grande e metodica abitudine. Devono organizzare tutto. Tutto deve andare a posto punto per punto, giorno per giorno. Fino ad un periodo il più lungo possibile. Un bisogno di certezza angosciante che non ammette imprevisti. Che mi fa pensare che anche la gioia ha un suo spazio, la tristezza una sua nicchia, il desiderio un suo ambito ristretto. Tutto questo mi ha sempre spaventato, tanto quanto l'eccesso opposto. Come dice un mio buon amico cantautore: "attenzione ai troppo attenti, attenzione agli incoscienti". Mi piace alzarmi dal letto avendo un canovaccio, ma seguirlo in questa grande recita paradossale che facciamo ogni giorno, mi sembra difficile e anche poco seducente. Le giornate più belle hanno avuto il sapore di pranzi imprevisti al mare, di momenti d'amore mentre una città fremeva di altri tipi di pulsioni, di fughe da qualcosa di soffocante per fare delle scelte da cui non mi sarei più ripreso, tantomeno pentito. Perchè forse in effetti, un ruolo bisogna ricoprirlo e una recita bisogna pur farla, anche per sopravvivere, ma non bisogna sempre avere tutte le battute scritte, lo sapevano quelli che lavoravano con Totò, che non ricordava mai il copione. Uno dei più grandi geni del cinema, Robin Williams. stava recitando nel film "Will Hunting", insieme a Matt Damon. Durante il loro più famoso dialogo, quello centrale del film, Williams dimenticò totalmente una parte delle battute che doveva dire. A quel punto le strade erano due, ammettere e fermare tutto, o provare ad improvvisare. Lui improvvisò, venne fuori un dialogo irresistibile, dove diceva che si era innamorato della moglie anche attraverso le sue tonanti scoregge. Per parte sua, Damon, capì che doveva assecondare, trattenne a stento le risate e resse il gioco. Venne fuori un pezzo di genio puro, che senza una dimenticanza, non avremmo mai avuto. A volte è bello saltare fuori dal prevedibile o dal previsto.


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