Non aver paura di sbagliare un rigore



Avete mai provato a battere un calcio di rigore? Lo so, per chi fa uno sport tanto amato e odiato come il calcio, è una metafora perfetta.
Un rigore è qualcosa in cui tutto diventa una bilancia senza equilibrio.
Chi batte ha solo da perdere se sbaglia, visto che ha a disposizione un momento per confrontarsi con calma col portiere.
Chi para ha tutto da guadagnare, nessuno lo rimprovererà se gli faranno gol.
A me è capitato due volte di battere un rigore. Due volte in tutta la mia vita. E nemmeno per chissà quali partite importanti.
Erano tornei studenteschi, o di quartiere. Da ragazzini. Il che, per noi che ci eravamo dentro, equivaleva alla finale della coppa del mondo. La pressione si sentiva davvero.
Mi ricordo in una semifinale, prima di batterne uno.
Eravamo finiti alla fatidica lotteria dei calci di rigore.
Si avvicinò quello che adesso è uno dei miei migliori amici e mi disse: “se lo sbagli, siamo fottuti, comunque vai tranquillo e non ci pensare”.
Ecco. Un modo british di metterti di fronte ad una scelta.
Da allora ci ho pensato spesso. Nelle scelte che si fanno per vivere meglio questo frullatore impazzito, che i più chiamano vita. Un misto di scelte che non si sa se sono giuste, di strade che potrebbero triturare. Di “dentro o fuori” che tolgono il fiato e creano tachicardie e tolgono sonno ai giusti e mai a chi li infilza.
È un continuo scegliere dove tirare, dove buttarsi, dove non farsi fregare, dove non far male se si ha un minimo di attenzione alle cristallerie altrui.
In una parola, sembra che occorra chissà quando, ma in questo mondo di mestieranti e di parolai di sentimenti, serve ogni giorno. In questa selva di seriali ferite inferte e subite e poco spazio per domande che non partano accusando l’universo creato.
Serve quella cosa, si chiama coraggio. Lo stesso che fa prendere il pallone dalle mani del compagno, dicendo “questo lo tiro io”.
E il compagno mica lo sa se si può fidare, considerato che tutto sommato, pur lottando tanto, sei anche abbastanza casinista e dannoso.
Serve un coraggio al limite. Che sia la finale di una coppa del mondo, o l’ultimo rigore della giornata prima di rincasare tra genitori inviperiti e cene in tavola.
Serve coraggio che azzeri, sgrezzi i dubbi, un machete che taglia tutti i rami secchi e rivela le autostrade. Nascoste dalla paura di fallire.
Nella vita, come in un rigore, serve quel limite di follia, che va oltre un dubbio talento e pochi mezzi. E poco tutto. E tanti sbagli.
Come questo signore qui, che diceva una bella frase, di calcio e vita. Roberto Baggio.
I rigori li sbagliano solo quelli che hanno il coraggio di tirarli.
Io ho tirato solo due rigori. Li ho segnati tutti e due.
Non ho pensato. E quello che molti chiamano coraggio, io considerati i piedi che ho, lo chiamo gran botta di culo.
Però che bello quell’abbraccio dei miei compagni dopo aver segnato, che sapeva di spensieratezza. E anche di coppa del mondo. Sì. Che bello.

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