Bravo Pedja


Predrag Mijatovic è stato un grande giocatore. Non è di questo che però volevo parlare, quanto della bellezza di un gesto fatto da Mijatovic tanto tempo fa. Pedja (questo il soprannome) è stato calciatore con una carriera radiosa, famoso per aver segnato il gol con cui il Real Madrid battè la Juve in finale di champions league 97/98. Pedja diventa padre di un bimbo malato di idrocefalia e paralisi cerebrale, Andrea. La madre  non appena apprende la gravità della malattia del figlio chiede che  il bambino venga dato a un centro che se ne occupi o lei se ne va, non vuole in casa un peso così.  Pedja non si perde d’animo, e all'aut-aut della moglie lascia lei e la sua poca sensibilità, vi divorzia e accudisce il figlio come un padre e come una madre. Lo cresce, gli dà una nuova famiglia fatta anche di fratelli che lo amano. Andrea è stato un bambino contento, anzi come ha detto Pedja "contento a modo suo", quando era a Firenze non poteva portarlo con sè, il bimbo aveva bisogno di cure specialistiche, ma correva sempre da lui anche solo per un sorriso e una carezza, visto che il bimbo più di questo non poteva fare. "Andrea mi ha fatto capire com'è la vita. Grazie a lui so cosa è importante. Se potessi, butterei via tutto quello che ho per farlo diventare normale, ma so che non è possibile e allora cerco di affrontare la vita con coraggio, pensando che c'è chi sta peggio e che c'è sempre una piccola speranza. Anche se ammetto che in certi momenti non è facile. Sono bambini sensibili e molto fragili.". Parole sue. Andrea doveva essere il re della sua nuova casa e della famiglia che Pedja si era fatto dopo tre anni di solitudine, così sperava Pedja, doveva essere tutto per lui. Non sarà così. 
Andrea morirà a quindici anni nel 2009, ma avrà avuto per tutta la vita, indovinate un po’?  Amore, nel nome del padre. Bravo Pedja.

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