Ho fiducia in te




Avere fiducia in se stessi, spesso sembra facile. Una questione di equilibrio. Si rischia un crollo di autostima, se fragile, o un delirio di onnipotenza se non si percepisce un limite. Ma c'è qualcosa di molto, molto più difficile. La fiducia nel prossimo. Non di un prossimo qualsiasi. Di un tuo compagno, che sia di progetto, di cordata, di squadra, di lavoro. Tu puoi fare il tuo, ma poi devi riporre una parte del tuo lavoro nelle mani di qualcuno che non sai come la pensa. Troppo egoista o troppo fragile e tutto quello che speravi va in fumo. La delusione di una aspettativa brucia. Ma in alcune occasioni brucia ancora di più. Quando riponi fiducia in qualcuno che ha grandi mezzi e grande intelligenza. Ma semplicemente non ha voglia, o non gli frega di venirti incontro, di dare un senso alla sua vita. E alla tua. Quanti rapporti con figli, compagni di vita, alunni, finiscono in spazzature di dialogo sterile, per questo. Riporre fiducia in qualcuno richiede vedere impegno. E a volte sperare che quell'impegno si trasformi in un sacro fuoco, tutto insieme, di botto. Perchè? Perchè a volte è giusto così. Ad esempio tanto tempo fa, un uomo abbastanza anziano sta passando da un campo di calcio, dove un ragazzo si sta allenando. Il vecchio conosce il ragazzo, molto bene, fa l'allenatore e lo ha avuto con lui. Gli vuole bene come un figlio e lo trova bravissimo e ideale per la sua squadra. Ma quel ragazzo ha avuto una brutta storia. Per cui è stato squalificato ed è lontano dai campi da gioco da troppo tempo. Quando il vecchio lo vede, nota che ha due fianchi da matrona, ingrassato, imbolsito. Si avvicina, in un inverno che punge anche le parole e gli dice solo: "ci sei? Sei ancora lì dentro? No perchè se ci sei, io vorrei portarti con me, ti vorrei come centravanti titolare.". Il ragazzo lo guarda, indeciso se il vecchio sia impazzito o semplicemente convinto. Le prime partite in cui il vecchio lo fa rigiocare sono imbarazzanti. Lui non esiste, avulso da ogni azione, un'ameba. Alla fine della seconda partita, il ragazzo rimane solo nello spogliatoio, talmente a terra che rimane con una scarpa sì e una no a fissare il vuoto. Il vecchio rientra e gli dice solo: "vedi di trovare l'altra scarpa, perchè alla prossima giochi di nuovo.". E di lì a poco al ragazzo succede qualcosa, che fa ripagare tutta la fiducia. Segna tre, poi due, poi un gol, in tre partite fa quello che non aveva mai fatto, facendo ammattire tutti gli avversari. Il vecchio aveva capito, che quel ragazzo lo avrebbe ripagato, come un figlio che andava aspettato. Ah, a proposito, il vecchio si chiamava Enzo Bearzot, il ragazzo Paolo, Paolo Rossi. Correva l'anno 1982. Mi sembra superfluo anche dirvi di che torneo di calcio stavamo parlando.

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