Il cappello di Charlot





Tempo fa stavo ascoltando la radio. Pensare che prima la odiavo, adesso mi piace, specie nei viaggi, ma devono essere lunghi viaggi. Ho imparato a farmela piacere con "il ruggito del coniglio", poi "caterpillar". Il massimo è se sto viaggiando di domenica, con tutto il calcio minuto per minuto. Quando sei tagliato fuori da ogni forma satellitare, è bello tornare all'antico. Tramite la radio ho scoperto piccole perle narrative. A volte pensavo di averle capite male o sognate. Una di queste mi è capitata poco tempo fa, ma talmente bella e magica che mi ha stregato. A Venezia, nella parte settentrionale c'è un'isola. Che si chiama Torcello. Questa isola è molto bella e ha una locanda. La locanda si chiama Cipriani. Questa locanda è stata meta di importanti personaggi internazionali. Ma quello che mi ha colpito di più, è stato che uno di questi è voluto tornarci due volte. Charlie Chaplin. Il mitico Charlot, vi andò una prima volta nel 1959, con la moglie e lasciò un suo disegno autografato. La seconda volta tornò dieci anni dopo. E stavolta non si limitò a disegnare. Lasciò la sua bombetta, le sue scarpe e il suo bastone di scena, con cui diventava il mitico Charlot, li regalò. Lo so che può sembrare banale, ma io penso che sia di una bellezza sublime, avere davanti ogni giorno gli attrezzi con cui strappò tante risate ai bambini, l'uomo che più di tutti inventò la comicità malinconica. Proprio bello, sì.

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