La memoria di Wim



È l'undici settembre del 1944. In uno sperduto villaggio olandese, la furia nazista si abbatte con un bombardamento a tappeto. In quel bombardamento tra le varie persone innocenti, perdono la vita due ragazze ed un ragazzo, insieme ad un uomo. Tutti membri della stessa famiglia. Trent'anni dopo, alla fine di una partita tiratissima, un uomo sta piangendo da solo negli spogliatoi. Questi sono due estremi di una storia che ha in mezzo un calciatore. Il suo nome è Wim van Hanegem. Wim è esattamente agli antipodi del grande genio del calcio Johan Cruijff. Olandese come lui, ma mentre Wim incarna l'anima del Feyenoord, dura e spigolosa, Johann è il fulcro dell'Ajax. Insieme sono la spina dorsale di una delle più forti e sfortunate nazionali di tutti i tempi. Quella nazionale che raggiungerà la finale del campionato mondiale di calcio nel 1974. Avversaria, la Germania. In quella partita non si gioca solo per orgoglio calcistico. Di fronte, ad un trentennio di distanza ci sono una nazione invasa e una che ha invaso e deportato. E bombardato. Anche quel villaggio. Dove morì parte di quella famiglia, la famiglia Van Hanegem, padre, e due sorelle. Wim è cresciuto nel sogno di vendicarsi. Il lupo, lo storto, come veniva chiamato, in quella finale mette in gioco anche la sua famiglia, uccisa dai tedeschi. Lui non vuole vederli solo sconfitti, ma umiliati, asfaltati. Per farvi capire il suo odio: in nazionale con lui giocava anche Lippens. Un discreto giocatore, con un difetto. Se difetto si può chiamare. Ha origini tedesche. Pur convocato è malvisto dagli olandesi. Il sigillo lo mette Wim, in pullman. Al ritorno da una partita, alla radio passa una canzone di Nina Hagen. Tedesca. Wim impone di cambiare stazione, Lippens ha l'imprudenza di chiedere duramente il perché. "Perché quella è musica per i nazi come te", fu la risposta. La finale del 1974, l'Olanda la perderà dopo averla dominata. Nei primi minuti era già in vantaggio, dopo 15 passaggi consecutivi in cui i tedeschi non toccarono palla. La persero. Wim non andrà alla cerimonia di premiazione. Negli spogliatoi, raggiunto dai compagni, si vedrà consolare da loro. Ma la sua risposta sarà tagliente: “non mi interessa se abbiamo giocato bene, loro hanno ucciso la mia famiglia, io li odio.”. Forse, per sempre, per Wim sarà ogni giorno, il giorno della memoria. Per sempre. Da addì 11 settembre 1944.

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