Tuya Hector!!




I litigi con gli amici dovrebbero essere incostituzionali. Proibiti da ogni legge. La letteratura dei diverbi d'amore riempie gli scaffali, ma si dovrebbe bandire ogni riga di incomprensione amicale. Gli amici che litigano stridono come gesso sulla lavagna esistenziale, sono l'orologio perfetto a cui si inceppa un meccanismo che da quel momento non segna più un tempo da scandire. Sì perchè l'amore va incontro a fasi che nemmeno i più grandi sacerdoti cardiaci hanno mai decifrato. Finchè morte non ci separi. Un amico no, non ha leggi pregresse, non ha obblighi imposti da convenzioni impastoiate da Nostra Signora Burocrazia. Un amico sdogana epoche, momenti, foto con pettinature improbabili, vicende sentimentali da zerbino, di cui sarebbe meglio non parlare, se non con lui, da ubriachi. Incubi da cui ti ha svegliato, notti in cui ci si è tirati fuori da guai che è meglio non raccontare troppo nemmeno a 40 anni con famiglia. Se non si vuole di botto veder crollare reputazioni pazientemente costruite fra la pelle della valigetta e quella del culo che si usura ogni giorno per sfangarla. Per questo non si dovrebbe mai litigare. E se succede l'irreparabile, che sia una buona ragione, l'ultima ragione, perdio. Se succede, ci vorrebbe una parolina magica, una formula di rito, che metta tutto a posto. Lasciamo perdere la parola "scusami", che in questa terra di finti spartani con l'orgoglio pompato da fried-air, manco si usa più, e se la si usa, scusarsi presuppone recuperare il flashback, precisare. No, serve una zampata. Qualcosa che stracci la tela consunta e riconsegni tutto più bello che pria. Ad esempio in Uruguay, quando due amici veri litigano, ancora adesso fanno una cosa che è successa alle olimpiadi del 1928. Rene Borjas ed Hector Scarone sono due calciatori della nazionale. Sono stati grandi amici, si sono scambiati il sonno, come si dice, ma ad un certo punto hanno litigato, fino a non parlarsi più. In campo non si rivolgevano la parola. Nel momento decisivo della finale delle Olimpiadi, succede che Borjas faccia il passaggio che manda in porta Scarone. In quel momento, Borjas, capisce che il compagno può dare la vittoria e lo incita, con tutto l'affetto archiviato, gli urla solo "Tuya Hector!!", ovvero "è tua", ma quelle due parole, con il gol di Scarone, sciolsero tutto, nemmeno si ricordarono più perchè non si parlavano. Ecco, da allora, in Uruguay, quando qualcuno vuole risolvere un problema, una lite, una ruggine, con chi ama, scrive un messaggio, una mail, o semplicemente esclama la frase magica che cancella tutto, senza altro. Scrive solo due parole, che sciolgono tutto, proprio quelle. "Tuya Hector!". Magari funziona anche qui.

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