Family books






A casa mia c'erano libri dappertutto. Ne avevamo troppi, allora i miei avevano fatto costruire librerie ovunque. Anche nella mia stanza. Ogni mattina mi alzavo, la prima cosa che vedevo erano copertine Einaudi, Garzanti, Bompiani, Mondadori, Feltrinelli. E via dicendo. All'inizio tutto questo mi sapeva di infanzia negata. Vedevo le stanze dei miei amici e dicevo che io non ne avevo una tutta mia, dovevo convivere con libri che non avevo voluto. Che non sentivo nemmeno miei. Mio padre mi rispose con il solito stile che lo contraddistingueva. Mai una logorrea improvvisa nello spiegarmi le cose. Mai. "Un giorno ci ringrazierai.". Dentro di me pensai una brutta parola, ma non ero ancora in grado di replicare. Così pensai che forse io e quel Golem fatto di pagine dovessimo imparare a convivere. Mi infilai dentro la pancia di quella libreria, cominciai a guardare le costole ad una ad una. E alla fine qualcosa mi prese. Cominciai a leggere Poe, Pirandello, Maupassant, Shakespeare. Che finalmente scoprii essere lo stesso che dicevano essere "Scekspir". Per me fino a quel momento, quando i miei genitori ne parlavano, erano due persone diverse. La convivenza divenne molto fruttuosa. Divoravo i libri della mia stanza. Poi sconfinai. La storia greca, Dolci, Calvino, Eco, Verga. Andai anche nelle altre stanze. Ci furono due problemi. Uno fu che mio padre aveva sistemato i libri in ordine alfabetico, dopo i miei raid si trovò a dover bestemmiare sommessamente perchè non voleva scoraggiare la mia lettura, ma non si trovava più i libri. L'altra fu che la mia infanzia e adolescenza furono contaminate dalla lettura. Mio padre e mia madre a volte non erano molto contenti di vedermi in mano libri da leggere in età più avanzata, ma al contempo lasciavano fare. Mio padre però si preoccupava se questo troppo leggere non incidesse sulle mie relazioni sociali. Ma quando mi sentì litigare con un altro ragazzino per strada e sentì cosa usci dalla mia bocca in dialetto palermitano, oltre al mio atteggiamento, si tranquillizzò. O meglio disse a mia madre "abbiamo generato un mostro". Quando mi sono trasferito per lavoro, dopo la morte di mio padre, non ho potuto portare con me tutti i libri di famiglia. Poco spazio. Non sapevo cosa farne. Mi piangeva il cuore. Nel posto dove andai a vivere, incontrai il bibliotecario. Mi faceva e mi fa ancora un sacco di simpatia. Una persona speciale. Ogni tanto quando vengono i bambini in visita alla biblioteca, lui si veste da gufo amante dei libri, Libronio. I bambini ridono tanto. Quando lo vidi, decisi che solo lui poteva ancora aver cura della mia infanzia e della mia adolescenza come pochi. Donai alla biblioteca gestita da lui gran parte dei libri, tenni solo alcuni che per me avevano significato. Anche i miei da bambino, che nonostante tutto leggevo. Ancora adesso, se penso che qualcuno ha in mano un libro nostro, so che lo leggerà con cura. E so che il mio caro Libronio, lo riporrà con attenzione. Per salutarmi anche quando non mi vede. E casa mia di adesso, è invasa da libri. "Un giorno ci ringrazierai".

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