Le sliding doors per cui scriviamo




A volte crediamo di essere padroni del nostro destino, siamo convinti che abbiamo il controllo di tutto. E invece, come dico spesso, questa vita è un immenso frullatore senza tappo, per strani eventi ci avviciniamo al bordo fino ad essere schizzati via, per strani eventi ci allontaniamo. Ma la cosa più grottesca è che siamo convinti che dobbiamo solo guardare il nostro deretano, al massimo quello di chi ci sta vicino. E invece dobbiamo anche sperare in una buona vita di chi magari ci è lontano chilometri. Di chi con qualche mossa potrebbe cambiare totalmente anche la nostra vita. Nelle vite che mi trovo spesso a leggere o ascoltare, mi vengono in mente due persone più di tutte, che devono alle casualità le loro e le nostre fortune. Ad esempio Enrico Ruggeri, deve la sua vita ad un bullone allentato. Sua madre stava andando a teatro, ma la macchina si piantò in mezzo alla strada, a soccorrerla si fermò quello che sarebbe diventato suo padre. Se fosse andata in un'altra maniera, non avremmo avuto un cantautore che ha lasciato il segno, specie nel parlare di donne. Oltre che essere apprezzato nel panorama musicale in maniera oggettiva. Ma mi viene in mente anche la storia di Steve Jobs. Siriano di origine, chissà come sarebbe finita se i suoi genitori non si fossero mossi dalla loro terra, o non si fossero conosciuti. Ma ancora di più, anche nelle scelte della sua vita, molto ha pesato anche su di noi. Ad esempio, quando si trovava al college, era molto annoiato dalle lezioni che lo costringevano a frequentare. Allora si inventò un suo programma personale di frequentazione. Ad esempio era molto affascinato dai corsi di calligrafia e tipografia. Imparò a capire i vari caratteri di stampa e le spaziature. Poi disse che senza quei corsi, non gli sarebbe mai venuto in mente il programma di videoscrittura così come lo concepiamo adesso. Insomma se scriviamo ovunque, con certi caratteri, scegliendoli, personalizzandoli, lo dobbiamo a lui. Da lui poi anche Windows copiò i sistemi e il metodo. Tutti scriviamo così adesso, per un capriccio da college degli anni 70. Forse è il caso di pregare per la buona salute del futuro genio che potrebbe cambiarci la vita, magari uno di quelli che invece di portare arte o tecnologia, magari, ripeto, porti la pace. Parola abusata e vetusta insieme.

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