Oleg e il rispetto




Lo sento come fonte di tanti litigi, sembra essere il collante che sanerebbe ogni lite o conflitto. Il rispetto. Mi sono sentito raccontare tanti contrasti, tra genitori e figli, tra amici e conoscenti. Il loop era sempre uguale: "deve imparare a rispettarmi", oppure la variante: "mi deve rispetto". Non so, ma mi sembra che il rispetto faccia parte di quello stock di sentimenti che non si ottiene con la forza e nemmeno a parole. Se facciamo una conferenza ogni volta che chiediamo rispetto, addio. Risibile anche provare ad urlare per ottenerlo. Si ottiene timore, paura, oppure una sfanculata. Il rispetto è un gradino, su cui non abbiamo il diritto di salire da soli. Perchè sono gli altri che devono invitarci a salire, a metterci una spanna sopra gli altri, ma non per superiorità, per esperienza, fiducia, perchè quello che diciamo è coerente con le azioni. Mi sembra molto vicino all'affetto, non solo per desinenza. Lo guadagni con i comportamenti concludenti, con la perfetta corrispondenza di azione e pensiero, ma soprattutto con l'umiltà di non chiederlo e pretenderlo. Mi viene in mente una piccola storia. Nel 1988 durante gli europei di calcio in Germania, la finale venne disputata tra L'Unione Sovietica e l'Olanda. Entrambe volevano vincere, i sovietici perchè viaggiavano verso la disgregazione e volevano lasciare un trofeo storico, L'Olanda per vincere finalmente qualcosa. Le squadre si erano già affrontate in una partita di qualificazione e L'Urss aveva vinto, aveva già battuto gli olandesi. Tuttavia in finale perse 2-0. Il perchè per molti giocatori e giornalisti russi, ha un nome e cognome: Oleg Kutsetsov. Il buon Oleg fu squalificato per la finale, Lobanovskiy, il tecnico russo, era convinto che tutti i giocatori fossero equivalenti, valeva lo schema, ma i giocatori non la pensavano così e avevano come riferimento tacito proprio Oleg. Che silenziosamente e con autorevolezza li guidava. La sua squalifica in finale li mise in crisi. La metafora perfetta la disse un giornalista russo: "le api volano sempre in sciame compatto e seguono un capo, un leader, il movimento armonioso deriva dal rispetto che un'ape si è guadagnata sulle altre per guidarle. Se il capo non c'è, lo sciame impazzisce e vola malissimo, ecco, L'Urss in finale non aveva il capo-sciame, che aveva eletto tacitamente per rispetto. E lo sciame è impazzito.". Il rispetto guadagnato sul campo, da calcio in questo caso.

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