Speranzoso




Anche io scriverò all’Accademia della Crusca. Scrivo perchè credo, da quel che ho capito, che possono realizzare i sogni, attraverso la creazione di nuove parole. Lo hanno fatto con un bambino, gli hanno detto che se avesse insistito, la sua parola sarebbe stata usata, e sarebbe diventata da vocabolario. Allora anche io. Se per descrivere un fiore si può dire che è petaloso, creo una parola per chi ancora non ha smesso di credere a questo mondo. A chi ancora vede l’umano oltre l’essere. Lo faccio perchè forse tutte queste bombe, questo imperversare di droni che non si riposano mai, mai sono pelandroni, forse finisce. Se creo la parola che penso, finalmente si capirà che abbiamo bisogno di lavoro. Abbiamo bisogno non solo di portare a casa il pane, ma anche la buccia e la dignità. Sì perchè è quella che ci viene tolta quando ci sembra lievemente una gran presa per il culo, quella varietà di modi che avete di chiamare la disoccupazione voi che che ci governate e parlate di lavoro, ma a volte non avete lavorato nemmeno un giorno. Per i figli che siamo stati, per i padri che facciamo finta di essere, per un futuro rubato prima ancora che i nostri figli provino a spaccare il culo ai passeri. Per quell’entusiasmo che sempre più dobbiamo rimediare la mattina a colazione facendo scarpetta in fondo alla tazza del latte. La invento, mi sforzo. Dopo petaloso, potrebbe essere “speranzoso”. Ah, esiste già? No perchè è molto che non la sento più. E la mia memoria ha una cicatrice, non è più quella di prima.

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