La bellezza del sonno



Non mi ricordo chi la chiamava così.
Però è vero che il giorno ha delle lame di luce che troppo spesso fanno male.
È anche vero che mi sveglio in anticipo, come se stessi invecchiando e mi stessi adeguando al giorno che mi sfida a duello.
E io devo farmi trovare pronto.
Però non è proprio così. È che sono giorni estratti dal mazzo. Mentre la vita impone un mazzo così. Mentre salto da un tetto all’altro, nemmeno fossi Spiderman.
Sembra che si posi l’elmo, la spada e lo scudo. Poi di botto ci siano assalitori che attacchino da troppe parti che sembravano solo bianche. Con quei graffi che è giusto che il tempo dia alle pareti e alla vita.
Adesso che porto le mani alle ginocchia vorrei alzarmi. Prima che le lame di un sole che sembra nemico mi chiamino.
E mi volto verso di te, verso il tuo sonno. La tua bellezza ancora incontaminata da quello che ti costringerà a mettere su una discussione, un litigio, un rammarico calpestato come una cipolla caduta per terra.
Descrivo con gli occhi il tuo respiro regolare, che ancora dice che va tutto bene. Va tutto bene. Va tutto bene.
Bisogna metterci del proprio, bisogna.
Per non perderla durante le ore di lama. Per non perderla in una luce troppo accecante.
Non mi ricordo chi la chiamava così.
Era quella pura, regolare, lasciata fuori da ogni immondizia di parole, messa fuori da ogni stanza di confronto, di dialogo serrato come un cancello chiuso.
Non mi ricordo chi la chiamava così. La bellezza del sonno, che rende tutto più affrontabile, se solo ti guardo ancora dormire.
Va tutto bene, va tutto bene. Va. Tutto. Bene.


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