Crisi



Una volta mentre parlavo con mio padre, usai l'espressione "sono in crisi". Lui da buon professore, mi fermò, mi disse che come tutti, credevo che la parola crisi fosse una parola negativa, perchè così la interpretiamo. Invece viene dal greco "krino". In origine era un verbo agricolo, serviva a indicare la separazione del grano. Da lì, significò "scegliere", "distinguere". Fu da allora che non ho mai pensato alla crisi come qualcosa di negativo. Per chi si trova da sempre in barricate senza padrini, scegliere, significa anche voglia di abbandonare. Dire "ma chi me lo fa fare", specie se il "fare" non ha alcuna retribuzione. Quelli sono i momenti in cui forse bisogna mettersi ad annusare l'aria, come il peggiore dei canidi. Trovarsi in una discarica e provare a sentire odore di fiume e bosco, poi rimettersi in corsa verso la direzione scelta. E i segnali di coraggio intorno non mancano. Ad esempio io ho letto un mio amico che ha usato un bel termine. Resistenza morale. Quella che bisogna avere quando i canali privilegiati ci sono preclusi, ma lasciare tutto significherebbe solo più spazio ai cialtroni. Oppure avere appreso da una mia amica, giovane sposa e innamorata, che aspetta il secondo figlio. Magari sta mettendo al mondo un altro giovane combattente contro la bruttezza di questi tempi. Insomma, poi alla fine non si abbandona niente, anche se le vene pulsano. E non si dimentica che dentro c'è un fuoco che non è solo acidità di stomaco. Quel sentire che ti porta a pensarla come quel grande giocatore. Diego Maradona. Una volta disse: "la voglia di essere dentro ad un campo, di giocare, di esserci, non mi passerà mai. Posso anche essere vestito da cerimonia, mentre mi sto sposando, davanti ad una folla. Ma se mi lanciano un pallone pieno di terra e fango, io non mi sposto, lo stoppo di petto e lo rilancio.". Ecco. Forse resistere è anche un po' sporcarsi. un po'.

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