Galline in fuga




Quando ero piccolo mio padre insegnava in Sardegna, a Nuoro. Una estate mia madre mi mandò da lui, avevo quattro anni. La cosa strana fu che mi ci mandò da solo, in aereo. Non chiedetemi come, ho ancora a casa il biglietto e la sportina, che fornisco a testimoni increduli. Feci il viaggio con i piloti, praticamente. Appena atterrato, per me ero in grado di guidare un DC-9, per mio padre di rompere i coglioni per buone 4 ore su come si chiamano le varie parti di un aereo. Mia madre aveva mandato insieme al sottoscritto, una serie infinita di cremine iperprotettive, raccomandandosi con mio padre sulla mia "pelluccia delicata". Mio papà mi portava al mare, quando ritornavamo verso il paese, incrociavamo sempre una fattoria, dove mio padre si fermava. Comprava qualcosa di genuino e discuteva con il fattore, il quale mi aveva in simpatia. 

Le prime volte mio padre non voleva che mi staccassi da lui, il posto era pieno di maiali, cani, insomma non era proprio tranquillo. Anche se forse aveva più paura per loro che per me, visto che io i cani li mordevo. Sì. Una volta un proprietario di un molosso disse a mia madre "signora tenga lontano il bambino che il mio cane morde", mia madre: "tenga lei lontano il cane, anche mio figlio morde". Un giorno fui particolarmente insistente, non volevo stare fermo di fronte a quel paradiso di animali. Mio padre si convinse, mi lasciò andare. Io vidi centinaia e centinaia di galline sparse che ciondolavano e dei cani tutti intorno, mi buttai tra loro lanciando un urlo da guerra. Non so, sarà stato l'effetto sorpresa, sarà stato l'urlo, ma in pochi secondi, tutte le galline erano rientrate nelle stie. Tutte.

Il fattore guardò me e guardò mio padre, non disse nulla. Il giorno dopo, ripassammo dalla fattoria. Mio padre mi teneva a fianco, anche un po' contrariato dalla mia vivacità del giorno prima. Fu il fattore a sciogliere il ghiaccio, dicendo a mio padre: "scusi professore, può mandare suo figlio contro le galline?". Mio padre rimase interdetto, il fattore capì: "Sa, noi abbiamo quattro cani, ecco nessuno di loro è in grado la sera di radunarle, facciamo fatica, fino a sera a rincorrerle, non serve niente, gridiamo, abbaiano, niente, suo figlio ce l'ha fatta in pochi secondi, anzi se ha da fare qualche sera e ce lo vuole lasciare...". Ah, al ritorno a Palermo mi accompagnò mio padre a casa. All'uscita c'era mia madre ad aspettarci, non ci riconobbe. Vide solo avvicinarsi un lebbroso e un bambino chiaramente africano, insieme. Eravamo noi. Mia madre vide mio padre scarnificato dal sole e me che abbronzato era riduttivo. "Ma perchè non hai usato anche tu le creme che ti ho dato per Ettore?", gli chiese, la sua risposta fu eloquente: "le ho usate tutte io, lui è stato al sole senza niente, la pelluccia delicata è venuta a me.".

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