I monumenti alla negligenza



Recentemente sono stato invischiato in una discussione su come educare i figli, ho ricordato come venni educato io. A casa mia i metodi educativi non sono mai stati nettamente severi. Diciamo che come la canzone di Venditti, le punizioni facevano dei giri immensi e poi ritornavano. anche i rimproveri erano per palati fini, specie la parte paterna. Ad esempio, una volta mio padre aveva cucinato una montagna di polpette. Ma tante, il suo target era riuscire a farle durare tutta la settimana, perchè se le faceva poi se le voleva godere pure fredde. Altro che consumo moderato e cibo bio. Un colpo di frittura. Una spallata alla cupola della vita sana. Però non aveva fatto i conti con una presenza che in casa aveva lo stesso valore della Germania e le sue pretese economiche per l'Europa. Un chiodo nel culo. Il sottoscritto. Tornai dal calcetto e gliele feci fuori tutte. Quando lo scoprì, dopo un momento di stupore, cacciò un urlo belluino, mi arrivò a due centimetri dalla faccia e disse: "se un illustratore di bibbie ti avesse conosciuto, alla piaga delle locuste avrebbe dato le tue sembianze". E se ne andò bofonchiando. Cose irripetibili peraltro, meno male che io le sapevo già. Un'altra volta si comprò un paio di zoccoli Dr. Scholl's. Già questo la dice lunga, non quelli bianchi, quelli classici, cinghia sopra il piede. Essendo io già grandicello, li usai, più di una volta. E siccome per me usare voleva dire acquisire, li misi tra le mie proprietà. sotto un soppalco di camera mia, una sorta di stanzino che mio padre chiamava "dimensione parallela" o "triangolo delle Bermude". Insomma un giorno mi venne a prendere alla stazione, tornato dal servizio civile. Mi chiese come mai avesse cercato gli zoccoli, per riappropriarsene e ne avesse trovato solo uno. Mi disse solo: "rispondimi con un monosillabo, tu non hai la minima idea di dove sia l'altro, vero?". Ubbidendo dissi solo di no. Un sorriso beffardo ma anche rabbioso si dipinse sulla sua faccia mentre masticava amaro un "losapevoporcaputtana". Tornai a casa e mi disse: "vieni figlio mio". Mi condusse nella mia stanza. Campeggiava un basamento in plastica ma uguale a quelli dei musei. Sopra, con un faretto puntato, c'era uno zoccolo, quello superstite. Una targa in caratteri latini, come quella delle opere romane recitava: MONUMENTO ALLA NEGLIGENZA DI ETTORE. Mi disse che dovevo lasciarla lì, a perenne monito della testa di minchia che ero. Così disse. Ora, scusate la prolissità, ma era per dire che quando mi hanno chiesto come mi educavano a casa mia, ho risposto vagamente, ma ho riso sotto i baffi, con una punta di malinconia.

Powered by Blogger.