Sediamoci su un gradino


Fu dopo la perdita di una persona cara. Ero seduto sui gradini della camera mortuaria. Un amico mi disse che forse anche da questo c'è da imparare qualcosa. Il fatto è che nessuno cambia definitivamente, ma può deviare qualche percorso obbligato. Io ad esempio mi dissi che non volevo andarmene da questa terra con una sensazione di spreco. Di aver perso tempo dicendomi che quello che amavo fare lo avrei fatto domani. E iniziai. Certo, ancora adesso parecchie sbandate ci sono e guai se non fosse così, altrimenti saremmo integralisti. Ma dare ad una giornata il sapore della passione che si coltiva, fa circolare meglio il sangue. Che sia fare il pane, scrivere, o declamare poesie su una cassetta di frutta in una piazza. La vera sensazione bella è che cambi atteggiamento, non ti interessa che chi ti disprezzava adesso ti loda, non cerchi consensi a tutti i costi. Vai avanti e basta. Come questo signore qui. Si chiama Jamie Vardy. Ha vinto col Leicester. Facendo un gran campionato. Jamie è passato in poco tempo dal lavorare in fabbrica ad essere un campione. All'inizio però era davvero una testa calda. Condannato per rissa e gran bevitore. Quando il Leicester lo prese, guadagnava così tanti soldi che arrivava agli allenamenti completamente ubriaco. E rispondeva male a tutti. Finchè un dirigente lo chiamò e gli parlò come un padre. Gli disse che era libero di massacrarsi se voleva, ma che così la sua vita e la sua carriera sarebbero finite presto, se davvero amava quello che faceva, doveva riflettere. Il risultato fu sotto gli occhi di tutti. Un campione fatto, finito, sobrio, che ha creato una scuola calcio per bambini disagiati, per non tenerli in strada. Ognuno può sedersi su un gradino e riflettere. Davvero è questo il tempo che vogliamo?

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