Sotto la pioggia




"Mi fai una compilation con delle canzoni che respirano?". Ogni anno era la stessa storia. Mio padre faceva di tutto per scappare e andare a fare esami di maturità in qualche commissione sparsa in Italia. Il suo target era girarsi tutta la penisola con la scusa del lavoro. Ma nei viaggi in macchina voleva sentire musica "che respirava". Che cosa significasse "che respirava" non si seppe mai. Cercavo di applicarmi, provavo a fare domande. Lui rispondeva "devono essere canzoni che parlano di mare, ma non in maniera banale, di viaggi, insomma...capito?". Mi aiutò per le prime due, che ogni anno erano "Itaca" di Lucio Dalla e "Sì, viaggiare" di Battisti. Il resto, buio. Provavo a fargliene una. La risposta era sempre quella: "Sì, un paio andavano bene, poi non so dirti, non è che non mi piaceva, ma l'ho tolta.". Una volta sentì la colonna sonora di "Mediterraneo", mi disse "ecco, devono essere così, senti? Ma non proprio la colonna sonora, canzoni che la ricordino". Bisogna dire che il rompicapo non si fermava a questo. Una volta mi disse "ho letto su alcuni manifesti che c'è Enrico Ruggeri a Palermo.", capirai, tempi senza internet e diavolerie, compro giornali e mi precipito in giro. Nulla. Dopo tre giorni di ricerche: "papà ma sei sicuro?", "Ahhh, no, era Eros Ramazzotti, hanno le stesse iniziali e mi sono confuso". Insomma la cultura canora di mio padre era se non pericolosa, deleteria. Lui ascoltava la radio distrattamente, intercettava canzoni senza sentire chi le cantava e poi secondo lui te le ricantava per fartele capire. Ma non si ricordava le parole ed era stonato come un caprone con la raucedine. 9 su 10 non sapevi nemmeno di che parlasse. Solo una volta fu lucidissimo. Mancava poco a che se ne andasse per sempre. Ero accanto a lui in ospedale. Mi prese la mano e mi disse "mi piacerebbe ascoltare sotto la pioggia di Venditti". Così, preciso. Fu una nostra cara amica a trovargli il cd, che ho ancora, la sentì in ospedale, facendo un lungo sospiro di rilassamento. Il giorno dopo se ne andò. Pioveva. Ma questa è un'altra storia. Dice L'oste del film  "Irma la dolce". 

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