E così spero di te




Nel sentire gli ultimi accadimenti che si affastellano, mi rendo conto che la vita e il mondo per come li conosciamo sono cambiati. Forse i Maya avevano ragione. Io ero cresciuto con due blocchi contrapposti, uniti in alleanze militari. Un risiko facilmente individuabile. Adesso le cartine sono in continuo aggiornamento e anche la mentalità. Per la prima volta dopo Nizza, dopo la Turchia, dopo l’ennesimo episodio a Monaco in cui il mondo occidentale conosce una forma di guerriglia che non aveva nel dna, io ho capito che non sapevo cosa dire. Non avevo nulla da aggiungere a fatti che venivano spremuti come limoni dai media, da immagini riproposte in loop. Non è stata una volontà di distinguersi dagli altri, anzi. Credo che si senta il bisogno anche di esprimere la propria opinione sui social per una forma atavica di paura. Si urla la propria posizione dentro ad una foresta piena di rumori, si urla per farsi sentire, farsi vedere, qualcuno risponderà. Lo vedo come una forma di esorcismo pagano alla paura. Sarà che agli eventi pubblici si sono mischiate questioni private molto importanti per me, troppo. Ho scelto di non dire d’impulso, di fare un silenzio ovattato. Una sorta di repulsione, di limite passato. O forse semplicemente è che sta cambiando tutto, e le urla ci fanno sì trovare da altri, ci fanno raggiungere da loro, ma poi siamo in tanti a non capire nemmeno dove siamo. Non ho ricette per sanare la nuova malattia mondiale, l’incertezza primitiva che ci avvolge come fossimo davanti al primo fuoco, in mezzo agli alberi pieni di pericoli nascosti. Mi sono solo ricordato una canzone di Enrico Ruggeri, molto bella. Si chiama Lettera dal fronte. Descrive un soldato che scrive alla propria amata in tempo di guerra, cercando di farle forza e di fare forza a se stesso, che tutto finirà prima o poi. Sentirla dal vivo procura una emozione forte. Un buio totale, con una lucina sola, del soldato impegnato a scrivere prima che sopraggiunga l'oscurità impossibile. Ecco, prima che faccia buio del tutto, non perdiamo i contatti, quelli che ci fanno riflettere e non essere solo segnalatori di posizioni. E come dice la canzone, io sto bene, così spero di te.

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