Nome e cognome




Le cicale cantavano. Una loro canzone interrotta solo per il tempo dello schianto.
Cantavano le cicale. E hanno ripreso. Coprendo immediatamente tutto il resto. Le urla, i soccorsi, i vigili del fuoco, il sangue versato che il popolo pugliese è stato pronto a donare.
Cantavano anche mentre la figlia di una vittima, uscita dall’obitorio, pregava di “non dimenticare, non lasciare soli”. Era appena avvenuto un incidente ferroviario atroce, tremendo. A Corato, in Puglia.
Non dimenticare. Poco tempo fa ricorreva l’anniversario della strage di Viareggio. Quasi ignorata dai media. In percentuale maggioritaria ignorata dai social che dopo un po’ smettono di stare sul pezzo. La memoria lunga sembra non essere di moda. Anche lì dei treni, anche lì vittime innocenti, ancora in attesa di giustizia.
Correva l’undici luglio, quando a Srebrenica vennero massacrate 8732 persone. Se facessi un nome a caso, Nino Catic, pochi saprebbero chi è. A proposito, era il 1995.
Senza contare la mia Sicilia, in cui se vuoi ricordare, ogni mattina devi scorrere l’almanacco per vedere chi è stato ucciso mentre combatteva la mafia. Falcone e Borsellino se li ricordano tutti, come è giusto e sacrosanto, Roberto Antiochia, Domenico Russo, già ci vuole uno sforzo.
Nome e cognome.
Fulvio Schinzari, 59 anni, poliziotto, aveva la passione della musica, sognava una carriera alternativa una volta in pensione. Lo ha riconosciuto un collega, mentre tirava fuori i corpi dalle lamiere.
Antonio Summo, 15 anni, anche lui la passione della musica, non stava bene e il padre gli aveva sconsigliato di andare a scuola per i debiti che doveva recuperare, era andato. Tutto bene, ma il professore aveva visto che non stava benissimo, lo aveva rimandato a casa, lo hanno cercato. Tutti. Sperando in una risposta.
Enrico Castellano aveva 72 anni, era tornato dall’aver fatto visita ai figli, come faceva spesso.
Jolanda Inchingolo, 25 anni, si doveva sposare a breve, andava dal fidanzato, che per tutta la mattina ha mandato messaggi e provato a chiamare, sperando in una sua risposta.
Gabriele Zingaro, era andato a farsi controllare una ferita fattasi mentre lavorava, 23 anni, anche lui con la passione della musica. Il suo motto: Nel dubbio…aiuta qualcuno.
Patty Carnimeo, estetista, faceva la pendolare dopo che aveva deciso di trasferirsi da Bari.
Francesco Ludovico Tedone, appassionato di videogiochi, aveva visitato il Giappone, era stato lì per un anno da informatico.
Giuseppe Acquaviva, non c’entrava nulla con i treni, non era in nessuno dei due, era semplicemente nel suo campo a potare gli ulivi, ma il campo era vicino alla ferrovia. Investito dalle lamiere impazzite.
Donata Pepe, 60 anni, ha salvato la vita al nipote Samuele, che poi è stato estratto dai vigili quasi subito, si è rannicchiata su di lui, impedendo di farlo investire dall’inferno di rottami.
Pasquale Abbasciano, uno dei macchinisti, a fine anno sarebbe andato in pensione, raccontava a tutti del suo terreno e delle sue ciliegie, a fine turno sarebbe andato dalla figlia che faceva la promessa di matrimonio.
Alessandra Bianchino, Luciano Caterino, l’altro macchinista, Salvatore Di Costanzo, allenatore per hobby e agente di commercio, Maurizio Pisani, volto noto della tv e fondatore di un’azienda food, Maria Aloisi, Albino De Nicolo, anche lui prossimo alla pensione, Giulia Favale, che tornava da Bruxelles, Giovanni Porro, centralinista, Rossella Bruni, ventidue anni, Serafina Acquaviva, Nicola Gaeta, capostazione che stava per prendere servizio, Benedetta Merra, Michele Corsini.
C’è una canzone di Ligabue, che si intitola “sono qui per l’amore”. Siamo tutti qui, per una forma di amore, venuti al mondo per una botta da pochi minuti, per una storia durata per sempre, siamo qui per amore. Bisogna accettarlo. In una strofa di questa canzone, è scritto: “con la sponda di ghiaia, che alla prima alluvione va giù, ed un nome e cognome, che comunque resiste di più”.
Perchè la memoria non sia labile, ognuno aveva un nome e cognome, cominciamo a ricordarli con quello. La prima forma di rispetto. Insieme al canto delle cicale che non è mai cessato. Se non per un breve attimo.


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