Valentina, il coraggio tra le righe



Valentina Cucinella è una giornalista. Ha collaborato con Repubblica e ha la passione per la scrittura. Come tanti, poteva continuare su un binario già tracciato con merito. Anche perchè, in Sicilia è già molto avercelo, un binario. Invece Valentina ha voluto sfidare le leggi dell'accomodamento ed ha voluto appartenere alla schiera dei pazzi sognatori. Quelli che sono talmente e lucidamente incoscienti da cambiare le cose. Quelli che quando gli dicono che "in questo momento non conviene fare qualcosa", magari rispondono "e se le cose cambiassero da ora, per causa mia?". E così ha aperto una sua agenzia letteraria, e adesso ci racconta tutto quello che pensa e perchè ha sfidato un mare non proprio tranquillo, quello dell'editoria. 

- Valentina, in un mondo che legge "in trasversale" con la fretta di arrivare alla conclusione di un libro, spiegaci come fai a resistere eroicamente e raccontaci della tua agenzia letteraria, e chi sei tu. 

Chi sono io? Una visionaria. Nasco come giornalista, ho collaborato per anni con Repubblica e ho avuto il privilegio di lavorare a fianco di grandi uomini. Ho pubblicato poi due romanzi e adesso sto lavorando al terzo libro. L’idea di aprire un’agenzia letteraria in questa mia terra martoriata e difficile mi è venuta nel 2005. All’epoca però non ne parlai con nessuno. Dovevo studiare e prepararmi. Esattamente 10 anni dopo ho mollato tutto e ho aperto l’agenzia. 10 anni di preparazione e di riflessioni continue. Ne è passato di tempo, ma so che nella vita in generale e nei grandi progetti in particolare non bisogna mai avere fretta. E così un anno fa ho iniziato questa meravigliosa avventura. Non sapevo dove mi avrebbe portata, ma sapevo dovevo volevo andare io. Dritta verso il mio sogno. Sono stati in molti a definirmi una folle, ma non importa. Oggi la mia visione è una realtà. La mia è la prima agenzia letteraria presente in Sicilia, e il mio lavoro consiste nel rappresentare gli autori e nel ricercare e promuovere gli esordienti. Dopo un anno posso dire di essere soddisfatta. Ho valutato centinaia e centinaia di testi. Leggo tutto e lo faccio dalla prima all’ultima pagina perché rispetto le storie e la scrittura. L’obiettivo era trovare talenti. Non è stato facile, ma ci sono riuscita. All’inizio, poi, ho fatto una scommessa con me stessa. Ho detto: «Valentina, entro il primo anno devi riuscire a chiudere almeno un contratto editoriale.» Era davvero difficile perché conosciamo tutti i tempi di lettura delle case editrici e comunque io non lavoro piazzando i libri con amici editori che ti fanno il favore di pubblicare. Avere gli amichetti editori non fa di te un vero agente. Io punto sulla qualità del testo. Se l’editore dice ok è solo perché il testo funziona. Bene, a pochi mesi dalla fine del primo anno di attività sono riuscita a vincere la mia scommessa. Ho chiuso in tempo record due contratti editoriali e adesso sono in trattativa per altri tre libri. Sono estremamente soddisfatta di questo. Il mio prossimo obiettivo adesso è continuare a crescere e dare vita a una società di enorme successo puntando completamente sulla qualità.


- Gli editori con molto pelo sullo stomaco sostengono che un autore debba prima di tutto vendere, per vendere deve colpire un target del lettore medio, cioè la massa, basti guardare le grandi major e gli autori di punta per capire, tu la pensi così, o a volte il marketing, lascia il posto all'audacia?

Io non do importanza al marketing, alla moda, e alla spazzatura spacciata per letteratura. Il mio segreto è proprio questo: me ne infischio delle regole. La maggioranza delle case editrici cerca di sopravvivere a furia di scommesse sul breve termine. Significa che pubblicano in continuazione libri con l’obiettivo di catturare la massa senza però considerare il valore sulla lunga durata dell’autore. Ecco come funziona il business dell’editoria. Ma se guardiamo la storia recente dell’editoria e della letteratura ci accorgiamo che questa è una scelta sbagliata. La crisi di vendite di libri ci dice che puntare sulla moda del momento ti fa guadagnare subito, ma non ti garantisce la sopravvivenza. L’industria editoriale si è fatta piccola, e oggi piange e si lecca le ferite. Io ho un’altra visione, guardo altri modelli, e so che devo essere abbastanza forte per portare avanti il mio progetto: puntare sul talento e sull’arte e trasformarlo in business. Osservo l’autore. Vedo se il suo è un valore sulla lunga durata. E poi mi faccio sempre una domanda: «Questo autore è un castello di sabbia o è un sentiero lungo e ben delineato?» Qui sta la differenza. Non mi interessano i castelli di sabbia. Soffia il vento, cambia il tempo, il castello crolla. Se voglio sopravvivere devo puntare solo sulla qualità. E, credetemi, di qualità ne abbiamo da vendere, ma la qualità e il talento spesso vengono cestinati. Io li raccolgo dal cestino. E li porto a spasso con me.

- Come riconosci un autore di "razza"? Hai un approccio emotivo o tecnico?

Tecnicamente puoi capire se la scrittura è buona già dal primo capoverso, ma io ho bisogno di leggere tutto il testo. Anche se sono 400 pagine. Questo perché valuto tecnicamente, ma anche e soprattutto emotivamente. La storia deve entrarmi dentro, prendermi e scuotermi come un pugno nello stomaco. Qui parliamo di arte. Arte esplosiva che può piacere o meno, ma che ti scuote e ti lascia qualcosa dentro. Uno scrittore non adotta strategie. Scrive e lo fa con il cuore e l’anima. Scrive per emozionarsi ed emozionare. Quando la scrittura e la storia sono pura arte diventano come una stella che esplode e illumina il cielo. Ecco. Cerco l’esplosione. E comunque mi affido sempre alle mie visioni. Non mi hanno mai tradito.

- Come ci si sente e in che modo ti muovi, per dire a qualcuno che non incontra la tua linea editoriale? In particolare come ti senti tu?

Intanto ho una regola: io devo parlare con gli autori. Devo conoscerli, anche se poi li rifiuto. Il contatto umano è fondamentale. Detto questo, tu mi chiedi come mi sento quando dico un no. Bene. Vedi, io sono cresciuta a forza di cadute e ferite. Ho preso molti pugni in faccia anche se non li meritavo. Eppure mi sono serviti. Quei pugni li ho conservati tutti. Oggi sono la mia corazza. Quando un testo non va bene per la mia linea, non si sposa con il mio progetto o è scritto male, io lo dico subito. Con gentilezza e tatto e motivando sempre ogni singola parola. Chi mi ha contattato può affermarlo. Motivo il mio no. Senza quelle stupide schede prestampate che sanno tanto di fumo. Niente formalità. Vado dritta al sodo e lo faccio senza fronzoli. E sai che succede? Che alla fine ricevo sempre un grazie sincero e commosso come risposta. E allora mi sento bene. La sincerità ti premia sempre. E i cazzotti, se onesti, ti fanno solo crescere e migliorare. Comunque essere un agente letterario è un lavoro davvero serio e difficile. Ci vuole carattere, determinazione, ambizione e capacità di sopportare qualsiasi tipo di cattiveria da scrittori e colleghi. Il mio obiettivo è lavorare coi miei tempi per scovare il meglio del meglio. Sono molto esigente. Devo esserlo se voglio sopravvivere in questa giungla. La vita non mi ha mai fatto sconti e io non li farò a mia volta. È l’unico modo per imparare ad avere fiducia in se stessi.

- E invece cosa significa investire in giovani autori e combattere al loro fianco?

La mia agenzia nasce per combattere a spada tratta per gli autori. Quello che faccio è formare l’autore, spiegargli come stanno davvero le cose e fargli capire che non sarà solo perché io lo seguirò passo dopo passo. Lavoro per gli autori e ho un dovere etico assoluto nel rappresentare e curare esclusivamente i loro interessi. Quando trovo autori di razza e decido di investire su di loro, la prima cosa che faccio è mettermi in un angolo, proprio come un pugile prima del combattimento, e riflettere. Perché so che sto per maneggiare un sogno e allora ho il dovere di pianificare ogni mossa. Una volta ho chiamato un autore che aveva ricevuto tante delusioni e che aveva impiegato anni a mandare in giro il suo testo senza successo. Gli ho detto: «Pubblichiamo, ragazzo mio.» C’è stata una pausa e io ho pensato che non avesse sentito. In realtà l’autore stava piangendo per la felicità. È in questi momenti che capisci quanto è grande il sogno che stai maneggiando. E devi averne cura. Io comunque sono una visionaria. Vivo seguendo le mie visioni e il mio istinto. Se visualizzo un testo in libreria allora è lì che deve stare. Visualizzo ogni cosa. Elaboro un piano per l’autore, lo pianifico, lo immagino e poi gli spiego quello che deve fare. Gli dico: «Devi fare così e poi così e allora succederà questo e alla fine tu riuscirai ad ottenere esattamente quello.» Funziona così. È un lavoro per certi versi assurdo, estremamente faticoso e impegnativo, ma è meraviglioso.

- Una volta sentii una domanda così: "in un mondo in cui esistono più scrittori che lettori, dammi un buon motivo per leggerti, cosa cambierai della mia vita". Ecco, ora rispondimi, con istinto e senza un minimo di distacco emotivo. 

Se sei interessato alle mode non leggermi. Io ti propongo storie scritte da persone che non hanno santi in paradiso, ma che hanno talento da vendere. Storie forti, belle, a volte dure, a volte ironiche. Tutto questo non cambierà nulla della tua vita, ma ti aiuterà a sperare e a credere che l’onestà e la qualità, in un modo o nell’altro, ripagano sempre.


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