Ayman che sfida la guerra con i piedi



Giù il cappello di fronte a questo signore qui. Si chiama Ayman Hussein. Fa il calciatore. E per l'ennesima volta abbatte lo stereotipo del giocatore classico che tutti definiscono capriccioso e volubile, perchè abituati dai media a icone poco edificanti. Il ragazzo gioca in Iraq. E già fare il calciatore lì non è che sia una passeggiata. Le strutture sono quelle che sono, i campi anche. Eppure la nazionale verde, raramente delude le aspettative. Ha raggiunto qualificazioni varie di tornei prestigiosi, olimpiadi, mondiali e coppe d'Asia. Ma qualche sfizio se lo è anche tolto, vincendo una coppa d'Asia nel 2007. Mentre a casa propria le bombe sventravano la nazione e i giocatori erano minacciati dal regime di non tornare a mani vuote. Pensate che un recente libro di economia applicata al calcio, ha stabilito che nel rapporto tra soldi, risorse e possibilità di sopravvivenza, L'Iraq è la prima nazione al mondo per i risultati raggiunti nel calcio. Ma torniamo al nostro Ayman. Cosa ha fatto di tanto importante? Ha segnato il gol che battendo il Qatar 2-1, dava diritto all'Iraq alla qualificazione alle olimpiadi di Rio. Tutto qui? No. Ma sarebbe già storia. C'è anche che il ragazzo non è cresciuto proprio tra rose e fiori. Il padre è morto in un attentato nel 2008, del fratello non si hanno notizie dal 2014. Scomparso sembra dopo un sequestro. La sua casa è stata distrutta dalle bombe "intelligenti". Tanto che lui si è caricata tutta la famiglia e tra una partita e l'altra l'ha trasferita in zone che erano più sicure allora e ora non lo sono più. Ma non solo. Due giorni prima della partita, dodici bombe esplose a Ramadi avevano fatto 55 morti. Insomma esattamente lo stesso clima pre-partita che i calciatori vivono qui. Ayman ha segnato, ma oltre ad una sorte umana non proprio benevola, il destino gli ha riservato anche un dispetto. Uno sfregio che si poteva evitare. Ayman ha portato L'Iraq a Rio, ma L'Iraq non potrà portare lui. Si è infortunato pochi giorni prima della partenza e rimarrà a casa. A tifare per i suoi. Ah, piccolo particolare, quando ha segnato il gol della vittoria lo ha dedicato a tutte le vittime di guerra e tirannia, nessuna esclusa. Senza troppi fronzoli. Che c'è da stare attenti ad ogni rumore e botto. E non si dorme mai.

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