Figuriamoci l'epicentro




Quando ci fu il terremoto all'Aquila, le scosse arrivarono violente anche nelle zone dove abitavamo noi. Fummo svegliati nel cuore della notte con qualcosa che agitava stanza e letto. E sinceramente di razionalità per capirne l'entità ne avemmo poca. Sentivamo solo tutto come se fossimo stati messi su una giostra che andava avanti e indietro. Ognuno di noi, nelle nostre case, fece la stessa cosa. Si vestì alla buona e prese chiavi della macchina e coperte. Ognuno di noi si attardò mentre ancora tutto si scuoteva, per cercare di prendere due o tre cose importanti per i figli. Notammo una cosa, mentre scendevamo le scale e tutto si placava. Tutti gli uomini avevano avuto quasi lo stesso compito, prendere lo stretto indispensabile, restando in case tremanti, mentre le donne, le madri, strappavano i loro figli dal sonno e scappavano giù. Urlandoci istruzioni da sotto, con bambini che faticavano a capire se era uno scherzo di cattivo gusto di genitori impazziti. Mentre eravamo tutti giù, aspettando che il peggio passasse, pensavo alla scena, guardavo le mamme che sembravano cloni in pigiama che accudivano domande e dubbi. Qualche ora dopo ci raccontammo quelle scene. Dissi che avevo notato il gesto di fuga immediata senza troppe repliche, mentre io mi attardavo ad organizzare il necessario. Mi fu detta una cosa, bella e vera. "In quel momento non si può salvare tutto, allora devi salvare quello che hai di più prezioso, niente è più prezioso di un figlio, il resto in quel momento, può andare a farsi fottere". Fu detto con paura. E poi si disse tutti la stessa cosa: "se è stata così qui, figuriamoci l'epicentro." Lo avremmo scoperto qualche ora dopo, il "figuriamoci l'epicentro". Quando ho sentito del terremoto pensavo a questa scena, provavo a moltiplicare le sensazioni vissute quella sera. Avevamo poca voglia di scherzare, inventare battute a tema, sdrammatizzare. E pensavo che se avevamo poca voglia di riderci noi, figuriamoci chi si è visto crollare tutto addosso. Chissà quando troveranno il tempo di sorridere e scherzare quelli del "figuriamoci l'epicentro". Chissà.

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