Si dovrebbe morire almeno una volta



Una volta almeno bisognerebbe morire. Non quelle stronzate che si leggono del tipo “se dovessi morire domani cosa faresti?”. Proprio quella cosa che suggeriscono in Corea Del Sud. È il paese che ha il maggior numero di suicidi al mondo. Un uomo ha ideato per questo una agenzia dove far riflettere chi ha deciso di fare l’insano gesto. Facendogli fare tutta una serie di cose che per circa un’ora lo farà morire per finta. Prima di essere sepolto dentro una bara, la persona scrive. Quello che vuole, per mezz’ora. Scrivere aiuta a tirare il bilancio della propria vita, se si hanno delle medaglie di cui andare soddisfatti.
Io credo che mettersi a tavolino e scrivere qualcosa che si vorrebbe lasciare, o che si è fatto, non sia sbagliato.
Magari chiedi scusa a tutte le persone a cui hai fatto del male, anche non volendo. Perchè non le hai ascoltate, perchè non rispondevi al loro modello ideale di amico, o loro al tuo. Magari almeno un paio di volte un bambino ti ha salutato per strada solo perchè gli stavi simpatico, insegnandoti o ricordandoti che i gesti si fanno senza un perchè, specie quelli gentili.
Hai avuto la fiducia di qualcuno e l’hai trattata come merita, che la fiducia è peggio di un vaso prezioso e fragilissimo. Hai avuto la fiducia di qualcuno e non sei stato all’altezza, perchè non si può essere sempre inappuntabili.
In certe curve della tua vita, qualcuno quella vita te l’ha salvata, magari c’era qualche tipo di morte che ti attendeva, non per forza fisica, sei stato preso prima di uscire fuori strada e magari sei stato rimesso in carreggiata. E forse non hai ringraziato abbastanza. O non sei stato attento a portare la stessa croce quando era il tuo turno.
Hai qualcosa da farti perdonare, ma anche molto per farti apprezzare, hai persone che ti amano che la mattina ti salutano con un grugnito, perchè l’amore è anche una abitudine più stantia di un cornetto confezionato, ma è un bel nido dove stare. Comunque.
Sei stato attento a chi aveva bisogno. Non quelle attenzioni degli sms solidali, proprio per strada, vicino a te, nel mondo che ti sorprende ogni volta che sollevi gli occhi dallo smartphone.
Ti sei abituato al modo di pensare pernicioso, ai parenti invasivi come una colonscopia, alla presunzione, ai tuoi travasi di bile che sono uno dei pochi modi che questa esistenza ti concede per dire che sei vivo e che non la darai vinta facilmente.
E magari hai lasciato di te così tanto che in una scatola non ci sta. Che magari “non c’è abbastanza pelle per tatuarti, se si volesse”.
Hai trovato la tua strada per salvarti, per guardare chi si sbatte dentro circuiti fatti di soddisfazioni false, ne fai parte anche tu, sei anche tu un criceto, ma almeno non sali sulla ruota ogni volta che te lo ordinano. Quando senti qualcosa che non ti convince, ti chiedi e fai chiedere perchè, non sei lì a crederci, spesso, non sempre.
Almeno una, due, tre volte hai visto la morte in faccia. Quella vera. Tanto da capire che non andrebbe cercata apposta. Tanto da capire che non sai perchè, non hai ancora capito il gioco, ma la vita è proprio bella. Non nel senso classico, va guardata struccata, stanca, di cattivo umore e però è bella. E ti sei ricordato quella frase, che forse è vero che la vita è una valle di lacrime, ma ci si piange bene. La diceva un tuo amico caro. Malato di sclerosi multipla.
Se non l’avete ancora fatto, leggete libri che vi accompagnino sempre. Io ne ho alcuni, raccolti in unico scaffale e sono diversissimi tra loro. L’ultimo è “solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli. Dove ho letto della faccenda della Corea. Dove si muore per un’ora e ne vale la pena.

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