Camus e il terremoto




Questa gente è morta perché non voleva andare via. Non voleva abbandonare la propria vita. Le parole semplici e taglienti del sindaco di Amatrice ai funerali delle vittime del terremoto. Le storie di chi non c'è più, al di là della retorica hanno una pregnanza di ostinazione alle proprie radici. Una persona a me cara, mi ha raccontato di due sue amiche. Vivevano al nord. La mamma era nata e vissuta a Pescara del Tronto. E ogni estate tornava. Erano arrivate di notte. E la mamma si era accorta che aveva dimenticato le chiavi, sembrava un segnale. È entrata dalla finestra. Quella notte è successo l'inferno. E lei e la figlia erano nella lista degli appuntamenti. Mi ha dato i brividi. E mi ha ricordato la canzone Samarcanda. Puoi sfuggire al tuo fato. Ma lui ti aspetta, dove ha deciso. Sono giorni, che mi viene più forte la domanda del perché ci siano eventi ineluttabili. E che cosa fare di fronte a questo. Una delle soluzioni la disse Camus. Quando di fronte alla morte di un bambino e di molta gente per la peste, fece dire ad un prete che di fronte ai voleri divini, i vivi devono avere coraggio e non scappare. Devono restare. Ecco. Per non lasciare le radici, come disse il sindaco. Davanti alle bare dei concittadini.

Powered by Blogger.