Chi sbaglia i rigori?





Trent'anni fa, 22 settembre, esordivi in serie A, chissà cosa provi adesso a pensarci. Ti distingui da sempre per tante cose. Per il codino, per il buddismo. Per la tua calma nel rapportarti con chi non ti sopportava e non sopportava il tuo genio. Per chi si sentiva oscurato dalla tua classe.
Quando le tue ginocchia ubbidivano agli ordini delle giuste sinapsi eri un campione fatto e finito, lo sei ancora, oltre che essere ancora e sempre un uomo per bene. Uno di quelli che a detta di tanti giornalisti, ad esempio “ha tirato giù dall’aereo una squadra che ci stava salendo”. Si riferiscono alla tua doppietta contro la Nigeria, che ha portato la squadra fino in finale, quando già agli ottavi doveva essere buttata fuori.
È tutto lì, nel caricarti di responsabilità quando ti hanno dato fiducia. E nel caricarti anche le critiche quando non te ne hanno data.
Ti sei trovato in una epoca strana. E sempre con ruoli scomodi. Dalla Fiorentina che ti ha venduto a tua insaputa alla Juve. E stavolta era vero, che non lo sapevi, non come quel ministro a cui intestavano le case “a sua insaputa”. Passasti per vigliacco, quando rifiutasti di battere un rigore a Firenze. Contro la tua ex squadra. Ma invece ci vuole più coraggio a rifiutare che a batterlo quel rigore. Perchè ci vuole più coraggio a dire ad una donna “io ti amo ancora, ma adesso sto con lei”, che a voltare la faccia e andare dritto. Lì si vide l’uomo, e chi ti parla di professionalità, tu dì che è stata una “baggiata”, che è molto più interessante delle baggianate di altri.
Con gli allenatori non parliamone. Lippi ti odiava. Tanto da non volerti all’Inter quando arrivò. Simoni e Mazzone ti amavano alla follia. Gigi Simoni era un padre per te più che un allenatore, diceva che non dormiva la notte quando doveva mandarti in panchina, Carletto Mazzone ti ebbe e non gli pareva vero. Tanto da dire col suo romanesco: “me dissero che era rotto, pensa se era sano che me combinava, era magico, quando distribuivo i compiti tattici, a lui dicevo solo: A Robè, fai come cazzo te pare".
Chi ti lasciava giocare veniva ripagato. Stranamente furono gli allenatori con idee più moderne a soffrirti, i bravi vecchi lupi, sapevano che se ti lasciavano fare, assistevano a numeri di prestigio.
Non parliamo poi della tua capacità di dire il tuo pensiero in poche semplici parole.
Mi ricordo quanto “tirasti giù dall’aereo” la Nazionale. In quella doppietta con la Nigeria. Un giornalista ti disse che se l’Italia fosse stata eliminata, sarebbe stata una tragedia. Tu rispondesti che il termine “tragedia” bisognerebbe usarlo per le guerre e i bimbi che muoiono di fame, se si usa per una partita di calcio c’è da preoccuparsi.
E poi quando una volta per tutte rispondesti a chi ti accusava del rigore sbagliato nella finale mondiale.
"I rigori li sbagliano solo quelli che hanno il coraggio di tirarli.". Hai ragione Roberto, da seduti criticare è facile. Alzarsi e giocare con ginocchia che urlano un po’ meno. E fare magie poi è riservato a pochi. Ma che ne sanno loro.
Che “da quando Baggio non gioca più, non è più domenica…”.

Powered by Blogger.