La farfalla ambrata



Una volta mio padre regalò a mia madre una bellissima spilla a forma di farfalla. Era in ferro e con le ali ambrate. Mia madre quando la vide trasalì. Pensò che fosse costata una fortuna. Lui le disse che no, era costata poco, ma aveva girato in alcuni mercatini per cercare una cosa particolare. Lo faceva per ogni compleanno di mia madre. Un'altra volta, io facevo il servizio civile a Catania. Tornavo a Palermo il fine settimana. Tornavo di notte e lui spesso magari era uscito per fatti suoi. Ogni volta che arrivavo, si sbizzarriva a cercare di farmi trovare quello che sapeva avrei gradito. Dal pollo al forno solo da riscaldare, alla birra debitamente gelata in frigo. Quando in quel periodo mi fidanzai, cominciò ad uscire facendosi dare i passaggi e lasciandomi la macchina. E lui non gradiva essere passeggero di nessuno. C'è un piccolo "ma". Mio padre non era per nulla una persona capace di esprimere l'affetto a parole. Non sapeva dire "ti voglio bene", o "sono orgoglioso di te". Il suo modo di voler bene a parole era parecchio scorbutico e difficile. Dovevi decifrarlo. Ma se qualcuno gli stava antipatico. era chiaro come la scritta di Fantozzi nel cielo. Quando tornai a casa dopo aver fatto gli esami di maturità e dissi il voto, 57, non disse niente più di "ma che minchia di voto è? Non è nè carne nè pesce!". Però io credo di non aver dubitato mai, proprio mai del suo profondo amore. Dato a modo suo, con i suoi codici, con una rabbia implosiva enorme, con un modo di fare a volte burbero, ma che non avrebbe mai fatto male a nessuno. Un tempo ero più attento alle parole, mi piaceva dirle bene, provare ad esprimermi usandole con più attenzione. Mi sono accorto che più passa il tempo più alla parola parlata fine a se stessa, non riesco a stare dietro. Mi salvo scrivendo, se scrivo fluisce tutto meglio. Ma se a voce devo dire cosa penso, spesso sono rovinato. Non so impostare il tono, mi emoziono, mi arrabbio, non controllo la conversazione. Insomma sono predisposto allo scazzo. In cui poi, necessita momento di decantazione e scuse. Ma su una cosa sto attentissimo, mi piace essere presente, male, arrivando lungo, essendoci al momento giusto, aiutando. Il gesto appunto, il fare vedere che ho ascoltato in un modo o nell'altro quello che mi è stato detto. Sono diventato un Homer Simpson che a volte la fa sporca, ma mai in maniera cattiva. Chi mi ha amato nel corso del tempo lo ha capito, a volte con pazienza. Meglio provare a vedere cosa faccio che ascoltarmi parlare. Meglio guardare una farfalla ambrata, che spiegare quanto è costata.

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