Le paure di Alex



La paura è un fantasma a cui permettiamo noi di infestarci. Non ci sentiamo all'altezza, non sappiamo davvero se andremo a sbattere senza paracadute. E allora meglio rinunciare. O peggio, meglio rifugiarsi in una dimensione ovattata di dolore. Un'alcova dove far finta di godere, riproducendo sempre gli stessi motivi per cui non uscire da lì. E non serve. Non serve nulla. Gli amici che ci vedono girare intorno alla coda del problema, la vita che va avanti e ci sorpassa mentre noi siamo ancora lì a guardare una evoluzione che desideriamo. La sensazione più brutta poi, è che quando ci attanaglia il terrore di fare, esaminiamo razionalmente i nostri gesti. Ogni movimento viene raddoppiato nel suo tempo, lo facciamo descrivendo a noi stessi l'azione. Il risultato è che siamo meno veloci e intuitivi, ma anche meno naturali. Perchè l'espressione del talento vero, è ovunque naturalezza. L'abilità manuale di un artigiano, la fluidità di un cantante, il gesto di uno sportivo. Se fossero pensati, guardati con diffidenza, sarebbero ridicoli. La bellezza del flusso incosciente. Liberarsi non è facile. C'è chi ci mette anni, chi non ci riesce mai. Oppure c'è chi in un pomeriggio, prende tutti i fantasmi a calci in culo e decide che si è davvero stufato di mantenere queste manguste emotive. Alex Del Piero si ritrovò un giorno dopo essersi perso per anni. Un infortunio bruttissimo ne mise a repentaglio la carriera nel 98. Quando tornò, era l'ombra di se stesso. Non segnava, era spento di sguardo. Venne soprannominato Godot. Ad un certo punto lo si aspettava, ma non arrivava mai. La sua classe non era più fluida e coerente. Ed errori vari aggravavano. Ma lui ammetteva che era colpa sua. Strano essere, che non trova nemmeno uno con cui prendersela. Siamo al 18 febbraio 2001. Alex ha appena perso il padre, un dolore muto. Dignitoso. Mai fuori le righe. Siamo in una partita anonima. Bari - Juventus, che si trascina stanca e senza reti. Descrive tutto Emanuela Audisio, in maniera impeccabile: "Del Piero fa due cose in una, si ricorda di sè e si dimentica di sè, segna un gol bellissimo, poi corre come un invasato, in lacrime, non vergognandosi del suo dolore, si libera dal peso. Il suo problema è quello, lui non suda, trattiene. E se trattieni troppo ti intasi.". Ti intasi. E invece è bellissimo saltare gli ostacoli. Uno su tutti, quella puttanissima paura.

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