Scusate ma non ce la faccio



"Scusate ma non ce la faccio". Questa frase l'avremo pronunciata non si sa quante volte. Magari per questioni che non erano trascendentali. Quanti post di lamentela sul lunedì perchè è lunedì, del weekend che non arriva. Già. Dovremmo consolarci. La stessa frase l'ha detta questo ragazzo qui. Si chiama Fabio Pisacane, trent'anni. Fabio gioca nel Cagliari. E contro l'Atalanta, dove i rossoblù hanno vinto benissimo, ha esordito in serie A, immaginate l'emozione di mettere il primo sigillo per chi lo voleva da sempre. A trent'anni è un pochino tardi, in effetti. Ma lui è un miracolo se può ancora toccare un pallone con i piedi. Fabio ha sempre voluto fare il calciatore. A 14 anni realizza il suo sogno. Chiamata dal Genoa, che lo vuole in rosa. Per lui si spalanca la porta del sogno. Però una mattina gli sembra di essere in un incubo. Già perchè quella mattina il suo corpo non risponde alle elementari chiamate del cervello. Fabio è paralizzato. Dopo aver visitato una serie di specialisti, la diagnosi gliela fanno in ospedale. Terribile. Sindrome di Guillain-Barré, una malattia che porta in 24 ore alla paralisi totale del corpo e che può portare a morte se colpisce centri letali. Per lui un periodo atroce. I genitori raccontano: "ci dissero che non sarebbe più tornato a giocare a calcio, ma non ce ne importava più, ci importava che Fabio camminasse nuovamente, anche perchè a 14 anni sei ancora un bambino...", a cui è stato tolta salute e una buona porzione di sogni. Invece a volte qualcosa succede. Fabio sembra reagire bene alle cure, riesce quantomeno a rimettersi in piedi. Ma non solo, lui mica molla. Ricomincia a calciare, piano, poi sempre più forte. E ricomincia la carriera di calciatore. Lui vuole la serie A. Ma non è solo un calciatore tenace, è anche onesto. Nel 2011 un direttore sportivo del Ravenna lo avvicina e gli offre soldi per farli vincere contro la squadra in cui giocava Fabio, il Lumezzane. Lui va a denunciare tutto, facendo anche arrestare e squalificare un po' di corrotti. Una integrità che premia. Fino a pochi giorni fa. Fabio entra in campo per la prima volta in A. Gioca e vince, poi va ai microfoni. Ringrazia Massimo Rastelli, il suo allenatore, "un uomo di parola che mantiene le promesse", dice, poi gli chiedono di quello che ha passato per arrivare fino a qui. Ci pensa e la voce si spezza. E dice: "scusate ma non ce la faccio". Ecco, "Faffolino", come lo chiamano i compagni, per dire quella frase ha buoni motivi. Noi, siamo sicuri di utilizzarla sempre davanti ad un ostacolo così tremendo? Sicuri sicuri?


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