Come un braccio





“Sei come un braccio per me”. Una volta una cara persona mi disse questa frase, la disse con intenti diversi e speculari. Uno era l’utilità pratica. Aveva problemi di deambulazione e in quel momento stavo prendendo qualcosa al posto suo. L’altro era di affetto. Me lo spiegò molto tempo dopo. Mi disse che “essere come un braccio”, significava avere un’importanza essenziale nella vita di qualcuno. Essenziale, ma non vitale. Perchè nessuno deve far dipendere la propria vita dalla vita di qualcun altro. Mi disse. Però, ecco, l’essere braccio comportava un ruolo, una parte del corpo, un arto che viene spesso considerato scontato. Nessuno credo, si sofferma ad ammirare che macchina perfetta abbiamo, anche nei suoi normali inestetismi, la presa ferrea delle dita che mai nessuna mano bionica eguaglierà se dobbiamo tenere saldo qualcuno che è alle tempeste. Diamo per scontato che i nostri arti siano con noi, siano noi. Essere noi è quasi non farci caso. “Ma pensa un attimo” - diceva - “se non avessi un braccio, moriresti? No, ma vivresti male, avresti una parte mutilata di te che non puoi riavere, ecco, essere un braccio è importante, non per la vita, ma perchè quella vita te la migliora in silenzio, senza clamori”. Mi piacque molto quello che mi diceva anche nella sua stanchezza, quell’uomo. La stanchezza di chi si stava arrendendo ad un tempo tranciato. Ma mi colpì molto quello che mi disse poi: “Chiudi gli occhi al mio tre e pensa chi nella tua vita è come un braccio o una gamba, in quella immediatezza, saprai chi ti è veramente prezioso, da migliorare la tua vita e chi è meglio che non ci sia nelle tue emozioni primarie”. Io chiusi gli occhi e lo faccio ancora. Quando li riapro ho chiaro più di qualcosa. Perchè saper essere presenti nel modo giusto nella vita delle persone è un’arte. Anzi, un arto.

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