La Gentile correttezza


Brutta bestia la correttezza.
Un animale strano, invocato da molti ma nutrito e amato davvero da pochi. Un cane da pastore con lo sguardo severo che fa paura incrociare. Minaccioso e a tutela di ciò che è giusto anche a rischio di farsi male. Le persone corrette, ammettono il proprio errore prima di essere scoperte da qualcuno, si assumono le proprie responsabilità e si fanno male. Male parecchio. Perchè la correttezza elargita in tutta la sua bellezza, viene spesso vestita da puttana da chi la riceve. Spesso è un’arma, per rinfacciare, per ordire trame alle spalle. Confessare un proprio torto o punto debole, diventa un’ottima occasione per farsi grigliare in un allegro squartamento dai detrattori. La correttezza porta spesso a portare a termine il proprio compito anche se nel frattempo i topi e i guitti hanno lasciato la barca. Porta a dire “che figura ci faccio se dico di no”, in lavori che vengono svolti anche senza compenso. Porta a mettere la propria faccia mentre dall’altro lato le promesse affondano come sassi in un lago. e poi, la correttezza si ciba di una pietanza rara, la parola data. Se si dice “hai la mia parola”, chi è corretto attende. E forse non sa che forse è più facile che torni Godot, che vedere orizzonti di mantenimento promesse. Una persona che si è fatta male con la sua correttezza è questo signore qui. Claudio Gentile. Cognome da galateo e calciatore che non le mandava a dire, vincitore di un mondiale di calcio in cui ha strapazzato Maradona e Zico. Mica due cialtroni. Claudio Gentile appena finito di giocare iniziò la carriera di tecnico e venne preso ad allenare l’under 21 italiana. Ad un certo punto la Juve caduta in serie B per vicende extracalcistiche gli telefona. Lo vorrebbe in panchina. Lui è in scadenza di contratto, si potrebbe fare. Ma arriva un no, spiegato per telefono dallo stesso Gentile alla dirigenza bianconera: “vi ringrazio, verrei di corsa, è sempre stato il mio sogno allenare la Juve, però ho dato la mia parola che rimanevo ad allenare i ragazzi della nazionale, non mi sembra corretto dire che me ne vado”. la dirigenza apprezzò e cercò altro. Invece la federazione italiana, dopo aver chiesto a Gentile di rimanere, non gli rinnovò il contratto, senza motivo e senza spiegazione. Da allora, Gentile è sparito dai radar del calcio che conta. Si sa, la correttezza costa, più del caviale, a volerla davvero masticare con dignità.

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