Quel sottile filo rosa e granata




Da: La Repubblica del 16 ottobre 2016


  • Sediamoci, ecco i nostri posti, dai ora posa quello smartphone. 
  • Ma papà, a me non interessa vedere la partita, sei tu che mi hai voluto portare. 
  • A cosa stai giocando? 
  • Un gioco fantastico, io sono un gladiatore che deve vincere delle battaglie in un mondo immaginario. 
  • E se ti dicessi che anche qui, in questo rettangolo verde, c’è un mondo, con tante storie di personaggi fantastici?
  • In questa partita? Qui e adesso? 
  • Anche qui, con queste due squadre che giocano oggi, Palermo contro Torino. Ognuna di loro ha avuto calciatori con storie belle e incredibili. A partire da tanto tempo fa, fino ad ora. 
  • Non ci credo. 
  • Ah no? Posa lo Smartphone e ti racconto. Hai mai sentito parlare di Valentino?
  • No, chi è? 
  • Vedi quei giocatori con la maglia di colore rosso scuro? Ecco quel colore si chiama granata. Con quella maglia giocava Valentino Mazzola, in un Torino di tanti anni fa. Era una squadra che vinceva sempre e contro chiunque, fortissima. Ma a volte le cose non andavano bene, la partita stava finendo e ancora non si vinceva. Allora…
  • Allora? Continua!
  • Allora Valentino tirava fuori i suoi super poteri, un trombettiere suonava dagli spalti una musica da battaglia e lui si rimboccava le maniche, le alzava fin su il gomito. E con questo gesto il toro mansueto si inferociva, i compagni si davano da fare e battevano gli avversari. Pensa, non li fermava nessuno. Fino a che un aereo dove viaggiavano, non precipitò, portandoli tutti via con sè, di ritorno da una partita
  • E ce ne sono ancora di giocatori con storie così?
  • Sai, in questi giorni ricorre un anniversario, la morte di una farfalla. 
  • Una farfalla? 
  • Sì, colorata di granata anche lei, si chiamava Gigi, Meroni. Un giocatore che aveva una leggerezza e un talento incredibili, così bravo da sembrare che volasse. Ma era stravagante, pensa, camminava con una gallina al guinzaglio. 
  • Davvero??
  • Sì, e dipingeva. Si era innamorato di una ragazza che lavorava al luna park. 
  • E perchè è morto? 
  • Perchè una macchina lo investì una notte, tu pensa che i suoi compagni dovevano giocare una partita importantissima pochi giorni dopo ed erano distrutti. Non avevano più chi sapeva farli volare. 
  • E non volarono più?
  • Volarono eccome, fecero una partita bellissima, il suo migliore amico, che si chiamava Combin, fece tre gol avendo la febbre alta e segnò anche la riserva di Meroni che aveva il suo numero sulla schiena. Alla fine disse che gli sembrava di essere guidato. 
  • Da una farfalla?
  • Forse sì, una farfalla fortissima. Ma non è finita qui, vedi quegli altri che stanno entrando in maglia rosanero?
  • Il Palermo? Che colori strani. Il rosa è da femmine. 
  • No, è il colore del dolce, per noi, come il nero è l’amaro. Siamo a metà, come i mutanti che ti piacciono tanto.
  • Bello! Due opposti!
  • Esatto. E dentro quegli opposti si agitano storie che non immagini.
  • Dai dimmele!
  • Ti potrei dire che con questi colori c’era chi è arrivato in cima al mondo. E non ci credeva nemmeno lui. Fabio Grosso. Pensa, era partito dal giocare nei dilettanti, ma aveva anche lui un super potere. L’umiltà. 
  • Davvero è un potere?
  • Il più grande. Fabio è riuscito prima a giocare con questa maglia, facendo cose molto buone e poi ad andare a giocare un mondiale, con la nazionale. Ma non è tutto. 
  • No? Che successe? 
  • Lui quel mondiale non solo lo vinse, ma segnò un bellissimo gol contro la squadra di casa fortissima, la Germania. E poi in finale, contro la Francia, segnò il rigore decisivo.
  • E ci sono altre storie?
  • Tante, per esempio Bronèe, un giocatore danese che una volta fece un autogol per fare un dispetto al suo allenatore che lo rimproverava, o Bovo, che ha giocato nel Palermo e nel Torino, che quando si è sposato invece di ricevere regali ha fatto una donazione per l’ospedale che cura i bimbi da malattie difficili. O Brienza, che ha giocato nel Palermo e lo amava così tanto che quando tornava qui con altre squadre era sempre commosso. Una volta stava andando a fare gol contro i rosanero, ma due avversari si sono scontrati facendosi male tra loro, lui si è fermato e ha buttato fuori la palla per farli soccorrere. Oppure Donsah, che è arrivato qui con un barcone di rifugiati, che per giocare non aveva nemmeno le scarpe e gliele regalò un giocatore della prima squadra, Acquah. O Vassallo, un peruviano che non giocò mai e che fu convocato solo una volta, perche “si era comportato bene”. Dittgen, un giocatore tedesco che litigava con la moglie perchè rientrava tardi, l’allenatore lo faceva stare da solo a fare allenamenti e lei non ci credeva, che si infortunò facendo giardinaggio, pensa, con la spina di una rosa in un occhio. Ma anche magie allo stato puro. 
  • Magie? 
  • Sì, di giocatori che accendono la fantasia, argentini magri e talentuosi, uruguagi col colpo in canna, piccoletti che avevano il pallone calamitato ai piedi e partite che ci hanno fatto sognare e credere che a volte la felicità è fatta anche di una vittoria conquistata a fatica, contro avversari molto molto più forti, ma anche di finali perse per un soffio. Una squadra che, pensa, ad un certo punto non è esistita più, cancellata, poi l’hanno rimessa in piedi ed eccola qui. 
  • Sai che mi piacciono quei colori insieme, a pensarci? 
  • Sono felice, sono colori che dovrebbero anche essere di insegnamento alla vita, come diceva una vecchia pubblicità. 
  • Che diceva? 
  • Che quando tutti vedono nero, qualcuno vede anche il rosa. Bisogna cercare sempre il dolce, oltre l’amaro. 
  • Sì, papà, ora zitto, che stanno per giocare e io voglio sentire da loro come continua la storia. 



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