Corri, Leonardo, corri



Nessuno vorrebbe avere un ospite di cui non sa il nome e che non sa come trattare. Magari non lo volevi nemmeno e te lo hanno imposto. Quante volte litighiamo con la famiglia per inviti imprevisti con gente che ci mette a disagio. Nessuno vorrebbe ospiti sgraditi. Eppure, il nostro corpo a volte deve accettare ospiti più o meno famelici e importuni. E però, sono imposti, bisogna imparare a conviverci. C'è chi ha epilessie, autismi, sindromi varie. Spesso chi guarda da fuori si muove a compassione e pensa all'ingiustizia, invece chi si porta appresso la dote poco bella da vantare, ha un atteggiamento più costruttivo. E poi ci sono storie come questa, in cui non solo si accetta l'ospite, ma ci si corre anche insieme. Il signore in foto si chiama Leonardo Cenci, ha 44 anni e corre. Quattro anni fa voleva correre la maratona di New York. Voleva. Il 9 agosto del 2012 i medici gli diagnosticano un cancro ai polmoni. Non uno qualsiasi, dei 150 cancri esistenti è il secondo più feroce. Non proprio una passeggiata tra i boschi. Infatti gli danno dai 4 ai 6 mesi di vita. E lui invece di consegnarsi all'ospite con deferenza, lo sfida. E decide di reagire, continua a correre e ad allenarsi. E attenzione, correre con un tumore non è come avere un livido. La terapia prevede un mix di medicinali che abbattono un toro, Leonardo ha avuto pure due imprevisti, un apparecchio per la chemio che gli ha fatto infezione e una gastroenterite. I medicinali provocano astenia, inappetenza e diarrea. Ma lui va oltre. Lui proprio in quel letto non ci si vuole accomodare. Se il tumore vuole stare con lui, deve seguirlo. Leonardo si allena per quattro anni. Alla fine diventa quasi un caso di studio. Già perchè oltre ad avere guadagnato quattro anni di vita, il tumore si è ridotto. Adesso la maratona di New York viene fatta, con una grinta che lascia alle spalle anche molti "sani". E alla fine, stai a vedere che l'ospite sgradito ha anche aiutato a capire la vita. Leonardo ne è convinto e quasi ringrazia di aver avuto questa esperienza, per la consapevolezza che gli ha dato. E alla fine, invece di ribellarsi, l'ospite si è accomodato. Senza quasi più parlare. Speriamo continui, ci spera Leonardo, nel suo silenzio. E anche noi.


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