Dani dal cuore grande



La difficoltà di classificazione ha sempre fregato tutti. Necessità di definire per forza una persona e chiuderla nella gabbia delle nostre convinzioni. Ci fa comodo ogni volta che si esprime. Nel bene e nel male. Invece c’è chi sorprende. Perché può avere la faccia e il temperamento di chi non vorresti incrociare. Ma poi, proprio perchè più terreno e prosaico, arriva dritto al punto senza troppe cerimonie. Come questo ragazzo qui. Lo conoscono in tanti, si chiama Dani Alves. Giocatore brasiliano in forza alla Juventus. 

Il ragazzo impara presto la fatica, con il padre e lo zio va a raccogliere frutta in un campo da bambino, mentre lavora, gioca. Si inventa un amico immaginario che ha il nome di un frutto. 

Dani è uno di quelli che raramente le manda dire, figuratevi a fare. Fa prima lui di ogni trombone burocratico. Ed ha un grande cuore, sporco di terra ed erba. Qualche esempio? L’anno scorso prima del derby con L’Espanyol quando giocava nel Barcellona, la squadra sta per farsi la rituale foto iniziale. Dani nota un ragazzo non vedente seduto in tribuna, Carlos. Non ci pensa un attimo, lo prende in braccio e lo porta in campo, per farsi la foto con i suoi idoli. Come da foto. E non contento, poi ha commentato sui social “Carlos è un esempio dei veri valori della vita una dimostrazione che dobbiamo goderci tutto quello che abbiamo, Dobbiamo comprendere quanto fortunati siamo a detenere tutti i sensi di una persona senza handicap. Mi ha emozionato vedere Carlos in lacrime accanto a noi che siamo i suoi idoli, grazie Carlos per averci mostrato che la felicità a volte è semplice da raggiungere.”. Basta così? No, Dani è incontenibile, fuori e dentro un campo. 

Eric Abidal, ex compagno di Dani Alves, ha combattuto una battaglia contro un tumore al fegato, ebbene, Dani senza dire nulla, si era offerto di donare una parte del suo fegato per Eric. Venne svelato molto dopo da Abidal, Alves non voleva si sapesse. E badate bene, donare un pezzo di fegato non è una passeggiata, specie il dopo. Tante cose sono precluse anche per il donatore. Ve lo garantisco per esperienza personale. 

Ancora? Ok. 27 aprile 2014, durante la partita con il Villareal, Dani sta battendo un calcio d’angolo. Un tifoso avversario gli tira una banana, per offenderlo e dargli, ovviamente della scimmia. Lui non si scompone, prende la banana, la mangia e poi batte il calcio d’angolo. Quando gli chiesero del gesto disse solo: “l’ho fatto automaticamente, non volevo dimostrare nulla, è che mi sono ricordato di mio papà, lui mi diceva sempre di mangiare banane che fa bene contro i crampi”. Il problema fu il dopo. L’autore del gesto, David Campayo, venne individuato, allontanato dallo stadio e licenziato. Giustizia è fatta? No. Dani apprende il fatto e dice che si sta esagerando. “Il ragazzo ha fatto una bravata, uno scherzo e suo malgrado ha scatenato un pandemonio, mi adopererò perché abbia di nuovo il suo lavoro”. 

Ma Dani non si fa mancare proprio nulla, finanzia personalmente e in segreto parecchie iniziative benefiche e che quando è stato scelto come testimonial per la campagna Tour n’Cure, contro l’epatite C, ha talmente preso a cuore l’iniziativa che trecento pazienti meno abbienti li curerà a sue spese (trecento!). 

Certo, è sempre un pazzoide che alla cerimonia del pallone d’oro si è presentato con una giacca che aveva come toppe cucite due foglie di Marijuana. Ma che quando va ad ecenti di beneficenza sceglie un sobrio grigio. 

E poi quello che dice a chiosa: “Odio tutto ciò che circonda il calcio. Vivo in questo mondo, ho un ruolo, ma non ne faccio pienamente parte, non sempre sono a mio agio. Ho i miei difetti, ma sono onesto”. Non mi vedo nel mondo del calcio dopo il ritiro, non farò l’allenatore. Ho altri interessi, la mia intenzione è quella di mettermi uno zaino in spalla e andare in giro per il mondo”.

Semplicemente un uomo. Senza gabbie. Grande Dani. 

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