I chiodi da scalatore




Ognuno di noi ha appigli. Come quei chiodi da scalatore che senti che la parete cede e pensi di non farcela. Poi guardi nelle tasche e c'è quello che ti salva, o che sposta poco poco più in là la perdizione. Non è una cosa sola, a volte non è nemmeno una cosa. E la sottile ironia cialtrona, è che spesso è un piccolo segreto. Qualcosa che a stento abbiamo confidato a noi stessi. Per cui, quando per un motivo assurdo, quel chiodo torna a piantarsi in centro capoccia, noi ridiamo da soli. In metro, in macchina. Come farsi sorprendere a scapperarsi ad un semaforo, bello, schifoso, infantile e tremendamente innocente. Sono evocazioni quasi magiche, per farci venire a prendere al centro dell'ennesimo casino che abbiamo combinato. Ad esempio se mi guardo nelle tasche, io ho una maglietta dell'Iliade di marca Benetton, ormai strappata come una bandiera in guerra, ma non la butto nemmeno se mi si prega in Sanscrito antico con sottotitoli in ucraino. Poi ho un cardigan, mai messo, non mio. Guadagno dieci anni solo a metterlo e non posso permettermelo. Non più. Ma è importante. Ho tatuaggi in sospeso, un ragno, un asterisco, un motto in greco, uno già fatto con un monogramma, un bracciale da pochi euro, un foglio con grafia infantile. Ho due biglietti aerei, uno usato, uno, per fortuna no. Una medicina che è un martelletto da usare in caso di emergenza. Ho una frase con riferimenti biblici che mi fanno ridere. E poi ho due canzoni, una che si intitola "la Vie en rouge", che ha fatto un viaggio particolare, molto simile ad un ottovolante, giù, giù fino all'inferno e poi su. E poi c'è un chiodo che non pensavo di avere. Una volta una persona che mi stava aiutando ad uscire da una serie di curve prese malamente, mi disse che quel giorno era l'ultimo che ci vedevamo. Mi chiese, visto che amavo molto la musica, quale canzone mi sentissi dentro in quel momento. Io sorpresi lei e me, di colpo e senza pensare dissi "Siamo solo noi". Vasco Rossi. Dipingeva esattamente un momento atroce e da mettere nello scaffale più alto del solaio che nemmeno si pensa di avere. Quel chiodo viene ogni volta che mi gratto la testa, per elettricità varie. Sta lì a ricordarmi, che grazie a quel chiodo, non sono caduto. E come canta Vasco dal vivo: "siamo solo noi quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso, poi fatti i cazzi tuoi.". E ridiamone, di cazzi nostri che ci hanno fatto sfiorare l'asfalto col mento, che siamo ancora qui.


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