Il treno




Buon pomeriggio signore, mi dà il suo biglietto? Sa che non è la prima volta che la vedo qui? Lei viaggia spesso. No, non è lavoro. Da cosa lo capisco? Dal suo viso. Ha l'espressione di chi ha preso le cicatrici e le bestemmie di una giornata, le ha convocate ad una pessima riunione e ha intimato a tutti di prendersi un giorno di ferie. Non ne ha più. Si vede che è arrivato. Però ha anche quel tratto disteso, quegli occhi di taglio di chi desidera solo tranquillità. Lei non mi inganna caro signore, sta viaggiando per andare da chi ama. Ha scelto una storia di resistenza e di viaggi. Parafrasando Gaber, lei vuole una quotidianità conquistata a fatica. Caro Signore, per lei abbiamo dei privilegi in più. No, non il wi
fi, qui non funziona nemmeno se cala Nostro Signore e collega un ripetitore nell'alto dei cieli. No, le possiamo dare due pietanze da vip. Un cibo che per molti è difficilissimo da cucinare. Noi abbiamo chef che potrebbero prepararlo su un piede solo durante una frenata brusca del treno. Le offriamo un piatto di coraggio che viene dal cuore con contorno di pommes de terre e poi il nostro piatto forte. L'abitudine con insalata mista. No, non creda che sia brutto o amaro da mangiare. L'abitudine è quella sensazione bella di tornare a casa e capirsi al volo, anche sfancularsi in due secondi con chi si divide la vita, perchè no. Però dà quella sensazione di sentirsi conosciuti, protetti anche con critiche sterili fatte solo per dire in maniera banale che ci si conosce a memoria. No, non è un cibo di cattivo sapore. L'abitudine fa trovare ad occhi chiusi, come due attaccanti scafati che giocano da anni nella stessa squadra, e mentre uno abbassa gli occhi a guardare la palla, l'altro sa dove la manderà. Sì, è rimasta l'ultima porzione. No, non è fortuna, sapevamo che avrebbe avuto fame di questo, glielo abbiamo tenuto da parte apposta. Non ringrazi, siamo noi che siamo onorati di averla a bordo.

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