Preghiera per la Chape


Scusami, ti sembrerò infantile, ma stavolta voglio una risposta. Del resto chi ha giocato a pallone un po’ infantile lo resta tutta la vita. Specie se ha amato il calcio fatto di polvere in bocca e pietre a sbucciarsi le ginocchia. Dove prima di dribblare l’avversario, dovevi stare attento alle siringhe. Non dico che fosse una favela, ma nemmeno il Parco dei Principi. Lo so che sei impegnato in cose più importanti, ma almeno dammi retta un attimo, in fondo non hai mica un referendum alle porte. La tua baracca regge da migliaia di anni. Vorrei parlarti un attimo di quella squadra. La Chapecoense. Un gruppo di ragazzi della serie A brasiliana. Nel 2009 erano ancora tra i dilettanti, poi una cavalcata trionfale, anno dopo anno, fino ad arrivare alla massima serie. Come se non bastasse, questi antieroi dalle facce sorridenti, continuano ad essere irrispettosi e si qualificano anche per la coppa Sudamericana, con i gol di Bruno Rangel, che sembra Aristoteles, triste, malinconico y letal. Come dire che L’Avellino va in Europa a far danni. Perchè questa squadra di danni ne fa eccome. Appena esordisce fa fuori l’Independiente, una delle squadre più importanti d’Argentina. Ai rigori. Danilo, il portiere fa una parata prodigiosa e li porta in paradiso. Non ancora quello che intendi tu però. Potrebbe bastare, non basta. In semifinale i ragazzi in verde fanno fuori il San Lorenzo de Almagro. La squadra vincitrice della champions sudamericana 2014. E per cui tifa il Papa. Forse abbiamo trovato il nodo. Forse è stata questa irriverenza, questo sfidare blasone e nobiltà a darti fastidio? Veniamo al punto. Il 29 novembre 2016, la squadra del Chapecoense si imbarca su un volo diretto a Medellin. Va a giocare la finale di andata della coppa. Contro l’Atletico Nacional. I tifosi biancoverdi aspettano impazienti, sono oltre il loro sogno più bello. Tutto finisce lì. Poco prima. L’aereo si schianta a sud di Medellin. Muoiono 76 persone. La Chapecoense non esiste più. In un amen. Proprio il caso di dirlo. Il dopo è dolore, ricordo di altre tragedie, come Superga. Ora io non so come ti chiami davvero. Qui ti chiamiamo Dio. Lo so che è una richiesta stupida, ma mi spieghi perchè non li hai fatti almeno giocare? Almeno convincimi che lo hai fatto per loro. Magari avrebbero perso e invece così sono nella leggenda. Anzi, hanno pure vinto. Visto che gli avversari dell’Atletico hanno fatto richiesta ufficiale di assegnargli la coppa, senza giocare. Spiegami perchè. Comunque minimo, adesso là sopra devi fare un torneo. Con il Grande Torino, con il Manchester United. E poi devi far giocare con loro Morosini, Fortunato, Foè, Meroni, Mero, Pisani e tutti quelli che hai deciso di convocare. Perchè caro Dio, o come ti chiami, questo non è giusto. Non è stato bello. E noi ci portiamo via il pallone, che oggi non si gioca. Ecco. No. Non sto piangendo, nessun tifoso piange. Siamo solo allergici alle cipolle, pure a distanza.



"Ti amerò per tutte le vite che vivrò" - L'ultimo messaggio scritto sui social dal capitano Cleber Santana, rivolto alla moglie. Titoli di coda.

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