Gli scorfani di padre



Mi spiace, quando mi hai chiamato ero così disorientato che ti ho snocciolato un campionario di luoghi comuni. Peggio dei cataloghi di tappezzeria con i colori panza di monaco e topo che corre. Mi spiace che tuo papà abbia deciso che era la sua ora. O chi per lui lo ha deciso. Abbiamo sempre un croupier sopra di noi a cui ogni tanto rode il culo pure se sembra tutto a misurino. Vallo a capire. Mi dici che stai per diventare padre e io penso alla mia malinconia, che non ho un nonno da fornire alla causa come vorrei. E non lo avrai nemmeno tu. Che ti voglio bene lo sai. Perchè ce lo siamo detti pure da persi. Pure da lanciati a fare rimbalzi come pietre piatte lungo questo mare così bello e depravato che è il mondo. No, scusa, vengo al punto. Hai ragione. Non ho avuto il coraggio di richiamarti. Volevo dirti che il giorno dopo CI ho sognato. Ho sognato noi. Io tu e il nostro amico di una vita, il fotografo. Eravamo nel nostro quartiere dove siamo nati, dove non sapevamo che pelle avremmo avuto, se di setola o di squama, se di pace o di brama. E adesso mi viene da ridere. Perchè non immaginerai mai che cazzo mi è uscito da quella pentola sfatta che ho per testa. Ho sognato che avevamo un gruppo musicale. E siccome eravamo tutti e tre senza papà, avevamo deciso di chiamarci "gli scorfani di padre". Sì, facevamo un concerto nel nostro vecchio quartiere, non tanto un concerto. Era più una rimpatriata, però in più tu avevi tuo figlio e tua moglie, io la donna che amo e che ancora mi tollera con un amore al limite della pazienza. Fondevamo il nostro passato e il nostro presente e pregavamo un futuro che si decidesse a non fare la donna profumiera. Vestiti come i Blues Brothers. Io cantavo, tu suonavi piano e sax. E il fotografo la chitarra. Cantavamo una canzone di Mimmo Locasciulli. Intorno a trent'anni, si chiama. Ed eravamo felici. Tanto. Ridevamo quasi ubriachi di amore e di mondo. Non come adesso che penso che un altro nostro pezzo si stacca e io ti voglio bene. Ma non ci trovo un cazzo da ridere. Amico mio.

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