L'uomo dei giorni dispari



Stavo correndo. Cuffiette nelle orecchie, quelle corse in cui attraversi la città e butti fuori sudore misto a riflessioni. Passo davanti a una pizzeria. Sento una voce di quelle boomerang. Ti vengono lanciate alle spalle, potrebbero non parlare a te, ma ti giri, chiamato in causa. E nove su dieci l’istinto non ti tradisce.
Era il pizzaiolo, seduto a un tavolo del suo locale. Mi guarda con la testa inclinata per permettersi di scavalcare gli occhiali.
- diceva a me? - chiedo.
- Dicevo a lei, sì, oggi non è mercoledì -
Per un attimo penso che potremmo cominciare un dialogo surreale e saremmo gli unici testimoni della nostra follia di una sera di provincia.
Kafka è ancora tra noi, e vive facendo il pizzaiolo.
- No, non è mercoledì -
Dovrei continuare a correre e ignorarlo.
Fanculo. Non ce la faccio. Rimango a fissarlo con un punto interrogativo tatuato sulla faccia.
- Stia tranquillo, non sono pazzo -
- se lo dice lei mi fido - 
Sforza gli occhi per capire se sta effettivamente parlando al suo uomo del mercoledì. Robinson Crusoe ha anticipato il giorno, e vive facendo il pizzaiolo.
- Sa, io sto sempre seduto qui fuori, ascolto canzoni nostalgiche di anni passati e guardo lo scorrere del tempo -
Elvis Presley è tra noi, non è morto e vive facendo il pizzaiolo.
- Lei passa sempre da qui i giorni dispari, va di corsa, arriva a un punto poco più avanti e ripassa, ha sempre l’espressione di uno che sta provando a capire qualcosa. L’ha capita? -
- Mi sa che quel “qualcosa”, è una esistenza che è peggio di un romanzo da 900 pagine, per chiunque provi a capirla davvero -
- Io però non la vedo arrabbiato, non mi sembra uno che ha male -
- No, mi rivolgo a buoni esorcisti, le persone a cui voglio bene, poche -
- Non essere soli, aiuta a correre meglio, allora -
- Non essere soli aiuta a uscire senza ferirsi, quando provi a camminare sopra i cocci dei sogni che ti si infrangono -
- Sa, io quando la vedo passare ho la certezza che è un giorno dispari -
- Sarebbe un bene? -
- Non so, è un modo di dire che un’altra giornata è andata, bene o male è passata, ad un certo punto lei passa e io mi dico che quella giornata passata, era un lunedì o un mercoledì. Il lunedì mi fa stare bene, sono
contento di vederla correre e chiudere la serata -
- Sono felice di darle questa certezza -
- Sì, è un modo cretino di credere a qualcosa -
- No, è un modo intelligente di non sopravvivere e basta, lei ragiona e riflette, e ascolta musica nostalgica, e si affida a piccole certezze, che non è detto ci siano sempre -
- Perchè ? -
- Potrei non passare un lunedì o un mercoledì-
- Vero, ma ciò non toglie che il successivo potrebbe, altrimenti cercherò qualcosa di
diverso a cui affidare il tempo che passa e una sera che se ne va -
- Giusto. Sa come dicevano i Greci? O mitos deloi -
- che significa? -
- La favola insegna, quello che ci siamo detti insegna che a volte, per andare avanti, bastano piccole certezze, e a volte nemmeno solide-
- Almeno gradevoli, che si rida se ci sono -
- Almeno gradevoli, che si rida, se ci sono, sa a me lei ricorda Babbo Natale invece, e io non ci ho mai creduto, ma se penso al Natale, credo sia uno dei pochi giorni in cui mi fermo
davvero con una tranquillità diversa. Uno dei giorni in cui non corro, non mi affanno-
- Allora a Natale non la aspetto, se è un giorno dispari, ma lei aspetterà me, e i regali-
- Esatto, nel frattempo speriamo di darci una certezza reciproca, piccola e precaria, stia bene, e abbia cura di lei -
- anche lei, un giorno pari passi e si mangi una pizza qui -

Babbo Natale esiste, crede nei giorni dispari e, per 364 giorni all’anno, fa il pizzaiolo. E io
ci credo.


Powered by Blogger.