Ricordi e Regali




Ci pensavo mentre guardavo la fine della serie tv "la mafia uccide solo d'estate". Pensavo a voi, a quelle analogie strane. Non fosse che c'era una sorella in più, quella famiglia poteva benissimo essere la nostra. Ci pensavo mentre sotto l'albero di natale ho immaginato il vostro regalo. Sono lontani i tempi in cui l'albero si faceva con amore, con tutte le lucine e la vecchia presa per le luci intermittenti "come i nostri più segreti sentimenti".

Lontano il presepe fatto sfidando il tornado dei gatti, che da noi imperavano quando ancora non occupavano i social. Grazie per il regalo che solo adesso ho capito di avere avuto. Grazie per avermi fatto capire fin da subito che i genitori non sono un fiume tranquillo dove navigare, ma più un mare, a volte accogliente a volte con tempeste non proprio del tutto belle a guardarsi. Mi avete regalato un sangue onesto, fino all'autolesionismo. Una famiglia dove la moralità e il senso del dovere, hanno fatto a pugni con i contrasti interni. So quante volte nella nostra Palermo, vi hanno mostrato la strada più facile, o vi hanno chiesto con tono perentorio di fare e agire come non avete fatto o agito.

Pagando di tasca vostra. Mi avete insegnato nomi che per altri erano da leggere nella cronaca appena fischiava il piombo o ululava il tritolo, ma a casa nostra erano telefonate e chiamate per nome. Pio La Torre, Rocco Chinnici. Su tutti. Il vostro impegno politico e sindacale. Perchè voi al riscatto dei lavoratori ci avete creduto sul serio. E la bandiera che avevate a casa non era ancora solo un feticcio con falce e martello disegnati. Per avermi insegnato che a Palermo si sceglieva ogni giorno, tra il rosa dell'onestà pastello e il nero della collusione. E questa scelta ho provato a continuare a farla. Ma mi avete anche insegnato che chi vive non proprio onestamente non è disonesto del tutto e chi sta in parti non proprio sane, a volte ha solo un concetto sbagliato di amore, che lo porterà in brutte strade.

Mi avete dato una vita di quartiere umile, di voci e parolacce che scomodavano l'albero genealogico. E quella è tatuata a sangue sulla mia pelle, con i pochi amici che faranno parte di me finchè campo. E che sanno che se hanno bisogno io mollo tutto e vado. Per avermi fatto una brava persona. Certo, non eccelsa, non coerente e salda del tutto. Ma due o tre cose le tengo strette oltre me stesso, magari sbandando, ma ancora reggo. Per Stefano Rosso ascoltato a sei anni, ma capito nella sua malinconia tanti anni dopo, per il mio primo concerto a cinque anni, in cui vi chiesi di portarmi da Rino Gaetano. Altro che Zecchino d'oro. Per la macchina distrutta. Ma mi insegnaste a ritornare a guidare, perchè chi cade da cavallo deve subito risalirci. Per tutto quello che avete provato come uomo e come donna, oltre che come padre e madre e avete cercato di nascondere. Per non sembrare tremendamente fragili.

Grazie per avermi fatto capire che la vita può essere meravigliosa, anche se non percorsa dritta e netta. Perchè nessuno di noi lo ha fatto. E ne abbiamo i segni. O forse sono medaglie e non lo sappiamo. Grazie per avermi dato una cosa che i più chiamano coscienza. Che mi fa indignare pensando a chi è morto per rendere migliore la nostra città, ma che mi fa commuovere anche se ripenso alla nostra vita da sempre piena di gatti.

Sarò retorico, ma, nonostante tutto, grazie papà e mamma, per non avermi nascosto quanto difficile sia vivere. Un bel regalo che ho imparato a scartare.

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