La gatta e i giganti



Giovanni Falcone diceva che il coraggio non è assenza di paura, ma doverci fare i conti e andare avanti. Perché quando quello che stai difendendo è prezioso in maniera viscerale, allora devi esserci. Mettere da parte la tua voglia di stare in posizione fetale e guardare in faccia la vita anche se sembra che da un momento all'altro, finirà male per tutti. Mi hanno sempre raccontato che le rivoluzioni nascono dal basso. Beh, questa è una piccola rivoluzione che più bassa non si può. Poco tempo fa le macchine che transitavano sul Bosforo, a Istanbul, si sono trovate a dover evitare un mucchio di pelo in mezzo alla strada. E già qui parliamo di un piccolo miracolo, le macchine che evitano un animale. È un gatto. Bloccato in mezzo alla strada. Ora, provate a guardare il mondo come se fosse dieci volte più grande di voi, come vi sentireste in una landa di giganti da guardare dal basso? Non bene. Poi se quei giganti, tir, macchine, vi stanno per fare la pelle da un momento all'altro, credo ancora peggio. Il gatto rimane lì, non si muove, aria tra il disperato e il determinato. I soccorritori arrivano e devono chiudere il ponte. Esattamente, si ferma un traffico metropolitano e multietnico. Tutti inchinati alla volontà ferrea di non schiodare dalla strada. Il motivo? I soccorritori pensavano a paura, una ferita. Invece no. Il gatto è una gatta, ma c'è un'altra ragione. E la ragione è la più forte di tutte, quella che ti fa andare avanti con il coraggio della paura. La micia ha un cucciolo. È mamma. E non ha la minima intenzione di schiodare dalla strada se non ha in salvo il suo microbo peloso. Lei forte e determinata, lui totalmente incosciente a panza all'aria che gioca. Ma d'altronde è così, i cuccioli vanno difesi, sempre, da qualsiasi minaccia. Sono i genitori che devono andare avanti nonostante la paura. Anche quando ci si trova davanti al gigante.

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