Egregio Dottor Falcone




Egregio Dottor Falcone. Dopo anni le do del lei, ho capito di avere sbagliato. Darle del tu è un atto di confidenza che solo chi davvero condivideva il pericolo e la vita blindata con lei, poteva e doveva concedersi. Persone più autorevoli di me, che leggo spesso, mi hanno fatto riflettere, lei per noi è il Dottor Falcone, glielo devo dopo 25 anni. Sa, mio padre i suoi ultimi giorni di vita, mi chiamava sempre “dottore”, anche se mi dava fastidio. Ma lui diceva “che ti ho fatto studiare a fare, se non posso chiamarti dottore?”. Aveva ragione. 

le volevo dire che ho capito. A noi quell’attentato ha spostato tutto. Il giorno che lei, la Dottoressa Morvillo e gli agenti Montinaro, Dicillo e Schifani, perdevate la vita a Capaci, si è spostato tutto. Intanto si è spostato il luogo. Tutti la chiamano la strage di Capaci, ma in effetti è avvenuta allo svincolo, dove ancora il paese non viene sfiorato, ma tant’è. Quel cartello che indica una direzione ormai contornata da monumenti e guard rail rosso, è cristallizzata. Poi ha spostato l’attenzione. Sì perchè, Dottore, finalmente ci siamo accorti che lei stava davvero realizzando un teorema quasi matematico. Quell’attentato, era la prova empirica che cosa nostra esisteva, non solo per Cassazione, ma per fenomeno viscoso. E noi forse ci siamo concentrati in quel periodo, abbiamo guardato meglio e ci siamo spolverati la coscienza. Sì perchè sa, ora sappiamo pronunciare tutti la parola “legalità”, ma a quei tempi, prima che lei si dedicasse a noi, mica eravamo così concentrati, anzi, sembravamo pacificamente rassegnati a vivere con il morto ammazzato ogni giorno. 

Addirittura qualcuno si lamentava pure di lei, del fatto che metteva in pericolo gli onesti cittadini, lei con le sue sirene dava fastidio, la mafia no. E quando mai ha dato fastidio. Da quel momento abbiamo guardato a lei come un eroe che si è sacrificato per noi. Il botto ci ha svegliati. Per un po’. Lei mi ha ricordato sempre Leonida, il capo degli spartani, che mentre il resto della terra ellenica si crogiolava negli ozi e nel suo narcisismo, andava fisicamente a combattere l’orda persiana, morendo, con le frecce che oscuravano il sole, ma rallentando il fenomeno invasivo. Un eroe di altri tempi. 

Ha spostato, dicevo, anche l’attenzione sulla sua persona. In tanti le abbiamo fatto visita, non tutti con buone intenzioni. Abbiamo sublimato il suo amore per Francesca, ci siamo esibiti in virtuosismi letterari, inchieste, libri, raccontando cosa amava, cosa odiava, le battute, il realismo di dire a sua moglie di non fare figli per non generare orfani, la sua capacità di raccontare barzellette e la sua amicizia con il Dottor Paolo Borsellino, vittima sacrificale da ricordare più in là, che aveva teoremi molto interessanti che sono volati via con lui, sul fenomeno incipiente di una nuova Cosa Nostra. Litigavate, con il Dottor Bosellino, lo raccontava Antonino Caponnetto, che venivano poi fuori bellissimi teoremi giudiziari da quelle male parole urlate negli uffici del palazzo di giustizia. Siamo diventati tutti suoi intimi, Dottore, tutti sappiamo qualcosa, a volte anche per raccontare di lei ai nostri figli, a volte a ragazzi delle scuole che nemmeno erano nati, quando lei andava via. 

Lei ha spostato anche noi, Dottore. Tanti palermitani, sono comunque andati via da una città tanto buttana quanto bella, perchè non trovavano lavoro, siamo più diffusi della Coca Cola, parafrasando la battuta di un film. Però ci siamo portati nella valigia il suo ricordo, e fa uno strano effetto, vedere i nostri figli che quando torniamo giù con loro, dicono guardandola in foto “guarda papà, Giovanni Falcone!”. Sì, perchè a loro, ai bambini, Dottore, lo concedeva di non darle del lei. Questo mi sento di dirlo.  

Insomma da quel 23 maggio sono state spostate tante cose, Dottore. Ad esempio le posso dire che a me ha spostato il mio orgoglio di appartenere alla sua stessa terra, quella parte sana di palermitudine onesta. Mi ha spostato la mia voglia di mandare a fare in culo, me lo conceda Dottore, tutti quelli che fanno battutine allusive fingendo di sapere il nostro dialetto e chiamandoci mafiosi. Sì, ci sono ancora, i luoghi comuni sono duri a morire. Ha spostato il mio cuore e le mie scelte di quel 23 maggio 1992. Stavo andando a confessare ad una mia fidanzata che non è che fossi così convinto di stare insieme, che forse avevo fatto una cazzata. Il suo nome, la sua casa, me li ricorderò per sempre. Alle 17 e 58. Ha spostato la data del mio matrimonio, tanti anni dopo. Mi volevo sposare proprio un sabato 23 maggio, per renderle onore. E pensi che ci scherzavo sopra, dicendo che così compensavo una data brutta con una bella, senza sapere che le avrei ricordate entrambe con un umore pessimo. Ma questa è un’altra storia. 

Sì perchè, Dottor Falcone, a volte spostare significa anche allontanarsi. Invece sarebbe ora che ci riavvicinassimo e dandole del lei, cominciassimo a rispettarla agendo, facendo qualcosa per cambiare davvero. Non ricordando e spostando di un anno ancora, la nostra comprensione. Sarebbe ora, no? Altrimenti come direbbe mio padre: “a che è servito fare tutto questo sacrificio?”. Con rispetto. 


Powered by Blogger.