La veste di Ayrton



I nostri nonni a volte avevano visioni strambe della vita. Come quando dicevano ai loro figli, specie maschi, di cambiarsi sempre le mutande. “Metti che ti succede qualcosa e finisci in ospedale, che figura ci fai se non hai biancheria pulita?”. Certo, il dopo dei nostri padri e zii era spesso un ravanarsi a propiziare il cielo. 

Però ecco, pur nella sua visione molto terrena, il concetto non era sbagliato. Bisogna cercare di presentarsi agli appuntamenti importanti con la propria veste migliore. Non mi riferisco però all’abbigliamento intimo. 

Provare sempre a fare il meglio, ad avere gli occhi che si guardano in giro, stando attenti se il nostro vicino li tiene bassi per qualche motivo che crea nubi tra le pupille, già questo è migliorare la propria veste, comportarsi onestamente anche quando tutto ti dice di avere le mani a tenaglia e fregare il prossimo, come quei ganci dei giochi che fanno la pesca miracolosa. Già, anche questo è migliorare la propria veste. Provare a migliorarsi, a non tuffarsi più a chiodo ma di testa, contro le avversità. E non lasciare vinta alle difficoltà. Non per molto, almeno. Una volta vidi un bel film con Will Smith. In un momento, lui sta per donare un rene ad un perfetto sconosciuto. Lo sconosciuto prima di entrare in sala operatoria gli dice: “te l’avrò chiesto mille volte, lo so, ma perchè proprio a me?”, la risposta: “perchè sei una brava persona, anche quando nessuno ti guarda.”. Proprio così​, schiena dritta anche quando nessuno ci vede. Come questo signore qui. Il semidio del volante, Ayrton Senna, il pilota più geniale e fantasioso, romantico e determinato che sia mai esistito. Un pazzo lucido. Capace di fantasia di traiettorie con un coraggio al limite. Per gli amici un cuore generoso in gara e fuori. 

Per i detrattori un bipolare. Prost diceva che gli faceva paura vederlo passare dallo sguardo allegro, a una cupezza che sembrava stesse pescando dalla parte torbida della sua anima. Cuore grande, tanto da dire spesso che la vita è troppo corta per avere dei nemici. Tanto da perorare spesso le cause di peones, dicendo che il crepaccio tra ricchi e poveri era troppo e non doveva lasciare indifferenti. 

Il primo maggio del 1994 a Imola, aveva un appuntamento pomeridiano, dietro una curva. Lo aspettava qualcosa di unico, di ineluttabile. Lo scontro con un muretto e tutto il resto, fecero capire a noi mortali che anche un semidio sanguina. Lo vedemmo per la prima volta, non ci fu narrato da libri di epica. 

Ma come dicevano con tutto l’amore del mondo i nostri nonni, bisogna presentarsi con la veste pulita agli appuntamenti dolorosi e imprevisti. Il giorno prima l’austriaco Roland Ratzenberger, collega di Senna, perse la vita nello stesso circuito. Saperlo sconvolse parecchio Ayrton e gli fece avere una malinconia più liquida del solito. Prese una cosa e la portò nella macchina con lui. 

Quando lo estrassero dall’abitacolo, trovarono quel drappo imprevisto. Era una bandiera austriaca. Se Ayrton avesse vinto il gp, l’avrebbe indossata sulle spalle per rendere omaggio al suo collega. 

Ma è andata diversamente e Ayrton si è trovato una veste adatta e perfetta per il suo appuntamento. Una bandiera presa per generosità. Perchè dobbiamo essere brave persone. Anche quando non ci guarda nessuno.

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