Paulo e il suo cuore



Si può vincere in molti modi. Uno di questi è non entrando neanche in un campo da gioco, anzi facendo di tutto per nascondersi. Si dirà: “ma come? Il requisito fondamentale è metterci la faccia e il nome, in ogni traguardo.”.

Invece alcune volte la discrezione porta a gesti inaspettati, molto più belli di quelli sbandierati. E vengono da persone che sono riuscite ad educare il loro essere protagonisti, che vengono dalla strada, che sanno cosa significa fare sacrifici. Paulo Dybala è uno di questi. Già per origine, visto che il nonno è dovuto fuggire dalla Polonia per riparare in Argentina all’alba del conflitto mondiale. E perchè a 15 anni Paulo perde il padre che lo sognava calciatore, per un tumore. Il papà si faceva un’ora di macchina per portarlo agli allenamenti ogni giorno, perchè Paulo senza un pallone non viveva.

Il resto è attuale, ma c’è una parte nascosta, venuta fuori per caso. Dybala è sempre il primo a partecipare ad eventi benefici della Juve, va spesso all’ospedale Regina Margherita a Torino a trovare i bimbi ricoverati in oncologia. Si può solo immaginare per chi ha nel cuore il ragazzo argentino e la voglia di somigliargli, cosa significa, la botta di adrenalina, in più finanzia e contribuisce a molte iniziative, non volendo però che si sappia, infatti sono voci di corridoio autorevoli. Ma questo, e già sarebbe abbastanza, è il Dybala ufficiale.

Ma Paulo è uno che fermo non ci sa stare proprio. L’inverno scorso ha coinvolto anche Manuel Iturbe del Toro a farsi un giro con lui. Felpa, jeans e senza farsi riconoscere hanno camminato per le strade di Torino insieme alla comunità di Sant’Egidio, per dare conforto ai clochard della città, insieme a del cibo caldo. Lo ha fatto senza pubblicità. Ma al ritorno a casa, di una delle sue scorribande anonime di volontariato, lo hanno riconosciuto e gli hanno chiesto di fare una foto, dicendogli se potevano dire cosa faceva. Paulo si è fatto due conti e ha detto di sì, se non altro così sperava, come ha detto lui stesso di sensibilizzare sul tema. Ma non è tutto. Oltre al volontariato anonimo, Paulo ogni tanto prende quello che ha nella credenza di casa e va in giro con la fidanzata a offrire cibo e una parola a chi vive la notte povera di una città. Spesso senza farsi riconoscere.

Vero, a volte meglio non dire chi sei, se fai del bene. Tanto vale il gesto, enorme, di un ragazzo che non ha perso di vista il mondo. A proposito, se lo incontrate per strada e lo fermate, lui accetta volentieri, fa autografi e foto. Odia solo una cosa, che lo disturbino mentre pranza con la famiglia, in ristorante. Accetta lo stesso tutto, ma non sorridendo. Vagli a dare torto, no?

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